La Spagna è rientrata a Madrid per festeggiare la vittoria della Coppa del Mondo, conquistata negli Stati Uniti battendo l’Argentina in finale. Prima di unirsi ai tifosi per le celebrazioni, la nazionale guidata da De La Fuente ha partecipato a incontri istituzionali, inclusa una visita a Re Felipe VI e al premier Pedro Sanchez. I festeggiamenti pubblici sono iniziati in serata, a partire dalle 21, con un raduno in Plaza de Cibeles.
Dopo l’atterraggio a Madrid nel primo pomeriggio, la squadra ha avuto un breve riposo in hotel prima di affrontare gli impegni e la serata di festa nella capitale. Il primo appuntamento ufficiale per i giocatori è stato al Palazzo della Zarzuela, dove sono stati ricevuti dal Re Felipe VI e dalla famiglia reale.
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Durante il suo discorso, il Re ha elogiato la squadra, definendo il loro trionfo “epico”. Ha sottolineato la grinta, la resilienza e l’audacia dimostrate, unendo “testa e cuore”. Il Re ha anche menzionato le “due stelle che brillano così intensamente per tutta la Spagna”, riconoscendo il gruppo come “stellare e leggendario per la storia del calcio e dello sport spagnolo”.
L’entusiasmo della stampa e le reazioni internazionali
La vittoria della Spagna è stata accolta con grande entusiasmo sia in patria che all’estero. In Spagna, le prime pagine dei quotidiani, sia sportivi che generalisti, hanno dedicato ampio spazio al successo, che rappresenta il secondo titolo mondiale nella storia della Roja, sedici anni dopo la vittoria del 2010. “Campioni” è stato il titolo scelto da El País, che ha evidenziato la superiorità della Spagna. La Razón ha definito la squadra “la migliore del mondo”, mentre ABC ha parlato di una “Spagna invincibile”, ricordando le sette vittorie in otto partite e una sola rete subita.
Anche i quotidiani sportivi spagnoli hanno celebrato ampiamente. Marca ha incoronato i giocatori come “superstelle”, As ha titolato “Il mondo è nostro”, e Mundo Deportivo ha festeggiato i “bi-campioni”.
A livello internazionale, i giudizi sono stati quasi unanimi. L’Équipe ha definito la Spagna “la più grande nazionale del XXI secolo”, ricordando i tre Europei (2008, 2012) e i due Mondiali (2010). Il quotidiano francese ha sottolineato come la squadra di Luis de la Fuente abbia dominato non solo la finale, ma l’intero torneo.


Le critiche all’Argentina e il dibattito sulla finale
Le reazioni alla finale hanno incluso anche dure critiche nei confronti dell’Argentina. La stampa britannica ha accusato l’Albiceleste di aver trasformato la partita in una “zuffa”. The Sun ha scritto che la squadra di Lionel Messi ha “pagato per aver cercato di trasformare una partita di calcio in una rissa di strada”. The Guardian ha parlato di “tattiche ciniche”, mentre il Daily Mail ha sostenuto che gli argentini “abbiano perso la testa” nel finale. The Telegraph ha sintetizzato la situazione con il titolo “Calcio 1, Criminali 0”.
Anche il quotidiano svizzero Tages-Anzeiger ha espresso un parere simile, affermando che “la distruttività dell’Argentina è stata punita” e che Messi è stato privato di un addio all’altezza della sua carriera. Il quotidiano tedesco Bild ha criticato il livello dello spettacolo offerto, definendo la finale “deludente dal punto di vista calcistico” e notando che l’Argentina non è riuscita a inquadrare la porta.
Negli Stati Uniti, ESPN ha descritto il torneo come “probabilmente la peggior finale di Coppa del Mondo che si ricordi”, criticando anche l’eccessiva spettacolarizzazione dell’evento, inclusi gli show dell’intervallo, le pause pubblicitarie e la costante presenza del presidente Donald Trump accanto al presidente della FIFA Gianni Infantino.


Il sistema giovanile spagnolo e la continuità del successo
La Spagna ha ottenuto questi successi grazie a un cambiamento radicale nel modo di concepire e insegnare il calcio. Negli ultimi diciotto anni, la nazionale ha vinto un altro Mondiale nel 2010 e tre Europei nel 2008 e 2012. Nessun’altra nazionale ha vinto di più in questo periodo. La Spagna ha raggiunto questi risultati mantenendo un centrocampo forte che controlla il gioco, un’ottima difesa e attaccanti efficaci.
Fino a circa vent’anni fa, la Spagna era considerata una nazionale talentuosa ma inconcludente, avendo vinto solo gli Europei del 1964. Il cambiamento è iniziato con l’arrivo di Johan Cruijff al Barcellona come allenatore nel 1988. Cruijff ha imposto uno stile di gioco tecnico e brillante, basato sulla gestione rapida della palla e sulla volontà di dominare la partita.
Queste idee sono state applicate anche nelle giovanili del Barcellona, la Masia, dove i ragazzi imparavano un calcio moderno che privilegiava la tecnica e l’intelligenza sulla forza fisica. Questa filosofia si è diffusa in tutto il calcio spagnolo, spingendo molti club e la federazione a promuovere e adottare tale approccio. La RFEF, ad esempio, ha incentivato un gioco più offensivo e ha riorganizzato la formazione degli allenatori per garantire una formazione di qualità ai giovani calciatori.
La formazione degli allenatori è un punto di forza del sistema calcistico spagnolo, con costi di iscrizione bassi e molte ore di lezione. Pep Guardiola, ex giocatore del Barcellona di Cruijff e poi allenatore di successo, ha spiegato che il “segreto” degli allenatori spagnoli è il lavoro sulla tattica e la comprensione del gioco fin da giovani. Anche i calciatori spagnoli imparano presto a capire il gioco, non solo schemi, ma come collaborare in modo rapido ed efficiente.
Il capitano della nazionale, Rodri, ha raccontato che in Spagna si insegna fin da piccoli il principio che “la palla viaggia più veloce quando la passi rispetto a quando corri con essa”, promuovendo un calcio di squadra. La crescita dei giovani calciatori è affidata alle canteras, i settori giovanili delle squadre. La Ciudad del Fútbol di Las Rozas, vicino a Madrid, è un centro federale dal 2003, dove i giocatori selezionati si allenano tre volte al mese per un anno, mantenendo la loro formazione principale nei club. Dal 2022, la RFEF ha avviato un piano per migliorare la collaborazione tra i club e uniformare il lavoro delle diverse canteras. I principali campionati spagnoli sono strutturati per incentivare le squadre a far esordire i giocatori dei propri settori giovanili, garantendo continuità nel metodo e nel gruppo, come dimostrato dall’allenatore Luis de la Fuente, che ha guidato diverse selezioni giovanili prima di arrivare alla nazionale maggiore.
Source: sport.sky.it




