Gli attacchi ucraini alle raffinerie di petrolio russe hanno causato un disastro ecologico, rivelando la vulnerabilità dell’industria petrolifera russa in un contesto di guerra. Le raffinerie, in particolare quella di Tuapse, sono state colpite da droni, portando a una devastazione significativa.
Otto serbatoi di stoccaggio della raffineria di Tuapse sono stati distrutti durante gli attacchi. Questo ha generato concentrazioni elevate di sostanze tossiche: benzene, xilene e fuliggine erano tre volte superiori ai livelli di sicurezza. È un segnale allarmante per l’ambiente e per la salute pubblica.
Ma perché questo è rilevante? La crisi del diesel in Europa si sta aggravando. Le raffinerie europee generano un eccesso strutturale di benzina e un deficit strutturale di gasolio. Questo squilibrio è stato ulteriormente amplificato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, che ha già creato difficoltà nel sistema di raffinazione europeo.
I dati chiave:
- L’Italia importa circa il 57% del proprio diesel attraverso lo Stretto di Hormuz.
- Il margine di raffinazione del gasolio rispetto al Brent è stabilmente sopra i 35 dollari al barile.
- Nel 2025, si prevede che il 43% delle importazioni continentali di gasolio provenga dal Medio Oriente.
Sergei Solovev, attivista ambientale, ha descritto gli eventi come un “disastro ambientale”. Anche Ruslan Khvostov ha avvertito che “la marea nera blocca l’ossigeno, causando la mortalità di massa di pesci, molluschi e abitanti dei fondali”. La contaminazione ha già raggiunto la costa entro un raggio di 20 chilometri.
La situazione rimane incerta; ci vorranno tra i 5 e i 10 anni per ripristinare la biodiversità dopo questo disastro. La risposta della comunità internazionale sarà cruciale per affrontare le conseguenze ecologiche degli attacchi e per garantire una transizione verso fonti energetiche più sostenibili.