L’accordo tra Eni e Pdvsa prevede lo sfruttamento di 35 miliardi di barili di greggio nel giacimento Junin-V, segnando un cambiamento significativo nella gestione delle risorse petrolifere del Venezuela. Questo sviluppo ha importanti implicazioni per l’ecosistema della Fascia dell’Orinoco, una delle regioni più ricche di petrolio al mondo.
L’intesa, definita da Delcy Rodríguez come ‘l’accordo petrolifero più importante’ mai sottoscritto, prevede che Eni gestisca il 40% del giacimento, mentre Pdvsa manterrà il 60%. Questo modello di condivisione della gestione potrebbe rappresentare un passo verso la privatizzazione del settore petrolifero venezuelano.
La situazione attuale è complessa. Dal 2016, la regione ha registrato almeno 300 fuoriuscite di petrolio a causa delle infrastrutture danneggiate e della scarsa manutenzione. Le emissioni di metano nella Fascia dell’Orinoco sono sei volte superiori alla media mondiale, evidenziando i rischi ambientali legati all’estrazione di petrolio pesante.
I fatti chiave dell’accordo:
- L’accordo prevede lo sfruttamento di 35 miliardi di barili.
- Eni gestirà il 40%, Pdvsa il 60%.
- La Fascia dell’Orinoco detiene almeno 380 miliardi di barili stimati.
Claudio Descalzi ha affermato che l’Eni non ha mai lasciato il Venezuela, suggerendo un impegno a lungo termine nonostante le sanzioni statunitensi. Tuttavia, Luis Britto García ha commentato che ‘lo Stato ha perso e le multinazionali hanno vinto’, esprimendo preoccupazione per la crescente influenza delle aziende straniere.
Che impatto avrà questo accordo sull’ambiente e sull’economia locale? Gli osservatori avvertono che senza un adeguato monitoraggio delle pratiche estrattive, i danni ambientali potrebbero aggravarsi ulteriormente. La questione della sostenibilità rimane centrale in questo contesto.