Voto del 4 marzo, candidato davvero ‘competente’ cercasi

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Un seggio elettorale

Daris Giancarlini *

“Predominanza eccessiva dello slogan rispetto all’argomentazione ed altrettanto eccessiva osservanza alla ‘legge del tweet'”: arriva nientedimeno che dall’Accademia della Crusca, questa stroncatura al linguaggio usato dai candidati di una campagna elettorale in vista del voto del 4 marzo che, per la prima volta da quando si va alle urne per le politiche in Italia, ha fatto registrare un uso massiccio e preponderante dei cosiddetti ‘social media’. L’intero mondo politico – e non soltanto i Cinquestelle, che in Rete sono nati e cresciuti – ha individuato il Web come mezzo privilegiato per cercare consensi (senza trascurare la televisione, visto che il 60 per cento degli italiani continua a privilegiarla per informarsi). La stessa Crusca ha osservato che il ricorso al linguaggio per forza di cose succinto dei ‘social’ possiede certo efficacia ed immediatezza, ma allo stesso tempo esenta il politico che lo privilegia dallo spiegare ed approfondire di fronte al cittadino-elettore le tematiche di impegno che lo stesso candidato propone. Sarebbe se gli studiosi della politica approfondissero questo aspetto della campagna elettorale per il voto del 4 marzo,  verificando se la scelta del ‘linguaggio succinto’ dei ‘social’ abbia come scopo il raggiungimento di una larga platea di cittadini, oppure serva a mascherare l’idiosincrasia ad approfondimento e conoscere le problematiche di cui i candidati parlano. Ci potrebbe essere, insomma, un problema di competenza. Problema non secondario, per il cittadino-elettore chiamato ad approvare o ‘bocciare’, nel segreto dell’urna, le candidature presenti nelle schede. Sulle quali va espresso un giudizio che si dovrebbe basare su fattori come esperienza, legame con il territorio, capacità di rappresentare la società civile. E, appunto, competenza. Gli uomini che scrissero la Costituzione americana a fine ‘700 consigliavano gli elettori di “assicurarsi come governanti uomini dotati di molta saggezza per perseguire il bene comune”. D’altronde, nella vita di tutti i giorni si pretende che il falegname, il dentista o l’imbianchino sappiano fare il loro mestiere. Quello del politico non è un mestiere meno importante: cui andrebbe aggiunto un qualcosa in più di passione. Che è la spinta vera e fondamentale ad acquisire le competenze per affrontare i problemi. Se dunque, prima di andare a votare, è importante conoscere i programmi di partiti e schieramenti, molto più decisivo sarebbe avere cognizione del valore ‘politico’ dei singoli candidati.

*giornalista

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Daris Giancarlini

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