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Uffizi: Cosa è successo agli durante l’attacco informatico?

Il 3 aprile 2026, le Gallerie degli Uffizi a Firenze hanno subito un attacco informatico che ha messo in pericolo la sicurezza dei loro sistemi e dei dati sensibili. Questo evento ha avuto ripercussioni significative non solo per il museo, ma anche per il patrimonio culturale italiano nel suo complesso.

Il problema è iniziato molto prima del 3 aprile, quando i criminali informatici hanno iniziato a infiltrarsi nei sistemi delle Gallerie. La vulnerabilità è stata trovata in un software obsoleto utilizzato per gestire immagini a bassa risoluzione sul sito web degli Uffizi. Secondo le fonti, l’attacco non è stato un evento improvviso, ma piuttosto un’infiltrazione prolungata che è durata diversi mesi.

Il direttore degli Uffizi, Simone Verde, ha ricevuto una richiesta di riscatto direttamente sul suo telefono personale, il che ha ulteriormente allarmato il personale del museo. I pirati informatici hanno rubato codici di accesso, piani di sicurezza e mappe interne dai server degli Uffizi, minacciando di vendere queste informazioni nel dark web se le loro richieste di riscatto non fossero state soddisfatte.

Inoltre, un’intera ala del Palazzo Pitti è stata chiusa dal 3 febbraio per “manutenzione straordinaria”, il che ha complicato ulteriormente la situazione. Questo ha portato a una sospensione delle operazioni del museo per oltre due settimane, causando una perdita significativa di entrate, dato che le Gallerie degli Uffizi generano annualmente circa 60 milioni di euro.

Le Gallerie degli Uffizi sono considerate il museo più importante e visitato d’Italia, attirando visitatori da tutto il mondo. La chiusura temporanea ha avuto un impatto diretto sul flusso di cassa giornaliero, che può raggiungere i 500.000 euro nei giorni di punta. La situazione ha suscitato preoccupazione tra i funzionari e gli esperti di sicurezza informatica, che temono per la protezione del patrimonio culturale.

Nonostante le affermazioni degli Uffizi di non aver subito furti di password o mappe di sicurezza, la minaccia rimane. Un portavoce del museo ha dichiarato: «Non ci sono prove di alcun tipo riguardo al possesso da parte degli hacker di mappe sulla sicurezza» e ha aggiunto: «Non sono state rubate password». Tuttavia, il fatto che i criminali siano riusciti a penetrare nei sistemi è motivo di grande preoccupazione.

Attualmente, l’Agenzia Nazionale per la Cybersecurity italiana è coinvolta nell’indagine sull’attacco informatico. Le autorità stanno lavorando per determinare l’entità del danno e per garantire che simili incidenti non si verifichino in futuro. Dettagli rimangono non confermati, e la comunità culturale è in attesa di ulteriori aggiornamenti.

Questo attacco informatico non è solo una questione di sicurezza per gli Uffizi, ma rappresenta anche una sfida più ampia per i musei e le istituzioni culturali in tutto il mondo. La protezione dei dati e delle informazioni sensibili è diventata una priorità fondamentale, e la situazione degli Uffizi serve da monito per tutti coloro che gestiscono patrimoni culturali di grande valore.

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