Terni, stroncato traffico di droga: diciotto in manette

Tra i soggetti ai domiciliari anche un poliziotto, originario del ternano ma in servizio alla squadra mobile di Roma

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TERNI – Arrivavano nella provincia di Terni dal Marocco passando, su camion, per la Spagna e poi, via moto, per Roma, le ingenti quantità di droga immesse sul mercato locale da una presunta associazione a delinquere, finalizzata al traffico di stupefacenti, sgominata dai carabinieri del Nucleo investigativo della città umbra. Venticinque le persone indagate, tra italiani e marocchini (quasi tutti residenti a Terni), 13 delle quali raggiunte da un’ ordinanza di custodia cautelare in carcere, cinque ai domiciliari e due dall’ obbligo di firma. Contestata anche la produzione e detenzione illecita di
stupefacenti.

Poliziotto Tra i soggetti ai domiciliari anche un poliziotto, originario
del ternano ma in servizio alla squadra mobile di Roma, che avrebbe avuto un ruolo – anche se non di primo piano – sia nella cessione della droga, che fornito ad un elemento del gruppo alcuni consigli utili a sviare le indagini.
A disporre i provvedimenti il gip di Perugia Natalia Giubilei, su richiesta del procuratore presso la Direzione distrettuale antimafia di Perugia, Giuseppe Petrazzini, che ha coordinato le indagini. Base dello spaccio – è stato appurato dai militari – un’ attività commerciale specializzata nella rigenerazione e rivendita di toner per stampanti. Nel corso delle indagini, iniziate a settembre 2017, sono stati sequestrati complessivamente 35 chili di hascisc, 500 grammi di cocaina, altrettanti di marijuana e 10 mila euro in
contanti.

Articolata “Abbiamo smantellato una scientifica organizzazione, articolata e protratta del tempo, che ha gestito buona parte del mercato dello stupefacente nel ternano” ha spiegato oggi durante una conferenza stampa il comandante provinciale dell’ Arma, il colonnello Davide Rossi. Dai 5 ai 10 mila euro al giorno il giro di affari dell’ organizzazione, gestita per lo più da italiani, che smistava la droga non solo nel capoluogo ma anche in buona parte dei comuni della provincia, in ognuno dei quali il gruppo – è stato appurato – aveva un referente.

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