Terni, in tutta la provincia restano aperte 359 aziende. I sindacati: “Tamponi per lavoratori a rischio”

Videochat tra parti sociali e prefetto: chiesta particolare attenzione per chi fa consegne o lavora agli sportelli, oltre che per il personale sanitario e i netturbini

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Un operaio di un'azienda meccanica

TERNI – Sono 359 le aziende della provincia di Terni che hanno comunicato alla prefettura la prosecuzione delle attività, nell’emergenza coronavirus, in quanto collegate a servizi essenziali, tre quelle che hanno chiesto di poter lavorare in deroga al decreto della presidenza del consiglio dei ministri, in quanto strategiche e/o a ciclo continuo. È quanto emerso nella videoconferenza che si è svolta tra i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil e il prefetto Emilio Dario Sensi per aggiornare la situazione territoriale, come previsto da una circolare ministeriale. A riferirlo una nota unitaria delle tre sigle. “L’insieme delle richieste – spiegano Cgil, Cisl e Uil – viene analizzato quotidianamente dalla prefettura insieme a Camera di commercio e Guardia di finanza, per verificarne la reale corrispondenza e il collegamento a servizi essenziali”. “Dall’azione svolta – affermano ancora – si è potuto verificare che la maggioranza delle richieste è congrua alle attività svolte e soprattutto legata alle filiere dell’agroalimentare, del commercio e dei trasporti”. Laddove è stata registrata un’incongruità “si è proceduto allo stop delle attività lavorative stesse”. Le organizzazioni sindacali hanno ribadito “la necessità di non abbassare la guardia rispetto a fenomeni che potrebbero verificarsi in questi giorni anche in ragione dell’andamento dei contagi”. Inoltre è stata sottolineata “la necessità di monitorare in modo più stringente le attività nei settori essenziali al fine di tutelare al massimo i lavoratori coinvolti, con particolare attenzione a chi consegna a domicilio, ai punti vendita, agli sportelli bancari e postali, alla sanità tutta, comprese le case di cura e chi vi opera, senza dimenticare farmacisti e operatori della raccolta rifiuti”. “Sarebbe opportuno soprattutto – concludono le segreterie di Cgil, Cisl e Uil – sottoporre i lavoratori di queste ultime categorie al tampone”.