Spoleto, San Ponziano: prima tappa al “Don Guerrino Rota”

L’arcivescovo Boccardo: "Tutti abbiamo dei fallimenti alle spalle, ma tutti siamo consapevoli che c’è un domani da costruire con le nostre mani"

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L'arcivescovo Boccardo con monsignor Eugenio Bartoli al Ceis

SPOLETO – «Diamo il via alle celebrazioni di S. Ponziano in questo luogo significativo ed eloquente». Con queste parole l’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo ha salutato, giovedì, presso la struttura “Il Mulino” a Protte di Spoleto, le persone accolte dal Centro di solidarietà “Don Guerrino Rota” che seguono un percorso terapeutico per uscire dal tunnel delle dipendenze, in particolare dalla droga. Il Presule, arrivato insieme al cerimoniere don Edoardo Rossi e al parroco del luogo don Giovanni Cocianga, è stato accolto dal presidente del Centro mons. Eugenio Bartoli.

Reliquia L’ingresso della reliquia di S. Ponziano – la sacra testa – nell’auditorium de “Il Mulino” è stato accompagnato da un lungo applauso. Mons. Boccardo ha poi presieduto un breve momento preghiera, animato nei canti da alcuni ragazzi ospiti del Centro, diretti da Loretta Carlini. Dopo la lettura della passio (il racconto del martirio) di S. Ponziano e di un estratto dell’esortazione apostolica di papa FrancescoGaudete et exsultate, l’Arcivescovo nell’omelia ha sottolineato che «il nostro patrono è stato ucciso perché rimasto fedele al Vangelo. Era un giovane che aveva un progetto di vita, che voleva dare un contributo, ispirato a Cristo, per edificare la società. E anche voi – ha detto rivolto alle persone accolte dal Centro – state seguendo un progetto, chiamato Progetto Uomo, per riprendere in mano la vostra vita e non sprecarla, per ridarle un senso e una direzione. Con delle regole a volte anche esigenti state dando concretezza al sogno di avere una vita bella e piena, che non vuol dire esente da difficoltà. Il vostro passato è carico di errori e sbandamenti, così come il mio, come quello dei sacerdoti che sono qui, o ancora quello dei vostri operatori, dei volontari. Tutti abbiamo dei fallimenti alle spalle, ma tutti siamo consapevoli che c’è un domani da costruire con le nostre mani. Ciascuno di noi potrebbe essere inserito nel Progetto Uomo che state seguendo. Nella vita, infatti, non ci sono i migliori e i peggiori, i buoni e i cattivi: tutti lo siamo. A S. Ponziano chiediamo che ci aiuti ad essere coerenti e a lui affido il vostro percorso affinché possiate ritrovare una vita piena, bella e buona, che sarà anche faticosa ma sicuramente pacificata dentro. Il soggiorno nella terra di S. Ponziano – ha concluso mons. Boccardo – sia per voi la bussola del cammino odierno e futuro, che immaginiamo ricco di frutti». Dopo la benedizione finale, tutti hanno cantato il popolare inno al martire spoletino.

Verso la festa liturgica del Patrono. Le altre tappe che la reliquia di S. Ponziano farà, prima dei festeggiamenti in Cattedrale, sono alle Lacrime di Trevi tra le donne disabili accolte dalle Suore della Sacra Famiglia (venerdì 11 gennaio ore 16.00) e tra i detenuti della Casa di Reclusione di Spoleto (sabato 12 alle 15.30). Cresce intanto l’attesa per la visita del card. Ernest Simoni a Spoleto, dal 1963 al 1990 prigioniero della dittatura albanese. Domenica 13 gennaio alle ore 17.30 nella Basilica Cattedrale il Porporato racconterà la sua esperienza di uomo e di prete.  Il Cardinale, ai tempi dittatura comunista di Enver Hoxha, era “nemico del popolo” e per questo arrestato nella notte di Natale del 1963 mentre celebrava la messa a Barbullush, e confinato in una cella d’isolamento con una condanna a diciotto anni.

Perdono Ai suoi compagni di prigionia gli aguzzini hanno ordinato di registrare la sua “prevedibile rabbia” contro il regime, ma dalla bocca del sacerdote sono uscite sempre e solo parole di perdono e di preghiera. È arrivata puntuale anche la condanna a morte, ma la sua pena è stata commutata in venticinque anni di lavori forzati nelle gallerie buie delle miniere di Spac e poi nelle fogne di Scutari. Anche in questa drammatica situazione non ha perso la fede e non ha mai interrotto il suo ministero sacerdotale. È persino riuscito a celebrare ogni giorno di nascosto la messa e ha confessato gli altri carcerati, divenendo padre spirituale di alcuni di loro e distribuendo anche la comunione, con un’ostia cotta di nascosto su piccoli fornelli, mentre per il vino ha fatto ricorso al succo dei chicchi d’uva. È stato definitivamente liberato il 5 settembre 1990. Appena fuori dal carcere, ha confermato il perdono ai suoi aguzzini, invocando per loro la misericordia del Padre. Il card. Simoni ha commosso il mondo e, in particolare, Papa Francesco quando, il 21 settembre 2014, nella Cattedrale di Tirana, ha raccontato davanti al Pontefice le violenze e le vessazioni subite per ventisette anni durante la dittatura comunista. Da Papa Francesco creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 19 novembre 2016, della Diaconia di Santa Maria della Scala.