Spesa alimentare, in Umbria ‘resistono’ i negozi sotto casa

I risultati di una indagine Fida e Federcarni, le associazioni del dettaglio alimentare e settore carni aderenti a Confcommercio Umbria

0
139

PERUGIA – I lunghi mesi del lockdown hanno certamente cambiato le abitudini alimentari degli umbri, che hanno riscoperto la buona tavola in casa, impegnandosi personalmente nella preparazione di piatti ormai dimenticati; si sono fatti più attenti all’acquisto e più disponibili all’ascolto del professionista dietro il banco, che ha potuto così svolgere pienamente la sua funzione di consulente all’acquisto consapevole e di qualità, consolidando nell’emergenza anche il proprio rapporto di fiducia con il consumatore.

Conseguenze Le pesanti conseguenze economiche dell’emergenza sanitaria pongono tuttavia ulteriori nuove sfide ai negozi alimentari di vicinato, che vogliono continuare a svolgere al meglio il loro insostituibile ruolo sociale. Da questa esigenza è nata l’indagine di Fida e Federcarni Umbria, le associazioni più rappresentative degli operatori del settore alimentare aderenti a Confcommercio, che scatta una fotografia del nuovo consumatore umbro e tenta di dare indicazione alle imprese sulle scelte strategiche da attuare per restare con successo sul mercato. Quattro i punti fermi per i professionisti dell’alimentazione, secondo la sintesi dei presidenti di Fida e Federcarni Samuele Tognaccioli e Lucio Tabarrini: avere sempre un ricco assortimento di prodotti accuratamente selezionati e una esposizione nel banco alimentare importante per qualità e quantità; continuare ad osare, ovvero alzare l’asticella nella cura di allestimenti, banco, divise; continuare a praticare una corretta politica dei prezzi; puntare sulla professionalità acquisita, che si traduce in consulenza alla clientela sulla scelta dei prodotti, sulla loro cottura e conservazione, e che rende il negozio alimentare sotto casa una esperienza assolutamente unica e vincente. 

I social Per fidelizzare il nuovo consumatore, molti degli imprenditori che hanno partecipato all’indagine dichiarano di voler valorizzare i prodotti stagionali e di nicchia, continuando a comunicare il prodotto di qualità, le sue caratteristiche, la sua provenienza e il suo utilizzo. Alcuni stanno lavorando per sviluppare filiere locali come valore aggiunto da offrire ai consumatori.Quanto ai servizi, quello della consegna a domicilio, sperimentato nel periodo di quarantena, continua ad essere richiesto anche ora, seppure in maniera affievolita.  Intanto i social media sono diventati un mezzo imprescindibile per raggiungere quasi tutti i target di riferimento, da utilizzare accanto agli strumenti di comunicazione più tradizionali.

La fotografia Le misure restrittive per il contenimento dell’emergenza sanitaria e la maggiore disponibilità di tempo hanno rimesso ai fornelli tantissimi consumatori, che hanno riscoperto anche il piacere di fare la spesa sotto casa rivolgendosi ai negozi di vicinato. Negozi che si sono immediatamente attrezzati per svolgere questo servizio nelle condizioni di massima sicurezza. Anche la chiusura dei ristoranti ha contribuito a cambiare la borsa della spesa, dove è aumentato il peso del prodotto carne e, più in generale, dei prodotti alimentari italiani.Premiati dalle scelte dei consumatori i cibi più sani, in particolare la frutta e la verdura di stagione.

Chiusura domenicale Secondo gli imprenditori di Fida e Federcarni Confcommercio, i consumatori hanno apprezzato anche la chiusura domenicale dei negozi. Come era prevedibile, durante il lockdown è diminuita sensibilmente la piccola spesa giornaliera in favore di una spesa più articolata.  Dopo le prime settimane di corsa alla scorta alimentare, con l’acquisto massiccio di prodotti a lunga conservazione e farinacei, è subentrata una fase in cui la spesa si è fatta un po’ più frequente, con prevalenza di prodotti freschi e più deperibili.  In ogni caso, è quasi del tutto scomparsa la spesa d’impulso: i clienti quasi sempre si presentano con liste chiare e precise dei prodotti da acquistare per una spesa totalmente ragionata. 

Spesa alimentare e fasce d’età

Fascia di età 20 / 40 – La disponibilità di tempo, e spesso la necessità di fare la spesa per genitori o nonni, ha avvicinato molto i consumatori in questa fascia di utenza ai negozi alimentari sotto casa, ai quali si chiede in particolare la genuinità del prodotto.

Fascia di età 40 / 55 – In questa fascia di età c’è il consumatore più attento, disposto a spendere di più su prodotti di qualità. E’ quello che più di altri, durante i mesi del distanziamento sociale, ha riscoperto le tradizioni in cucina e predilige una offerta varia su ogni singolo prodotto.

Fascia di età 55 / 75 – La pandemia ha ridotto questo tipo di clientela, che in molti casi si è appoggiata a figli o parenti per fare la spesa. Ciò che caratterizza il consumatore in questa fascia d’età resta una spesa ovviamente più contenuta e una maggiore attenzione al prezzo. 

“I dati che emergono dalla nostra indagine – commentano da Fida e Federcarni Confcommercio – ci dicono dove siamo arrivati, ma non ancora dove stiamo andando. L’orizzonte è in movimento costante e ancora troppe le variabili in gioco, non ultime proprio quelle assolutamente determinanti relative alla diffusione della pandemia. Finora abbiamo risposto all’emergenza con le armi della nostra professionalità. 

Dobbiamo continuare a monitorare attentamente l’andamento del mercato per essere in grado di rispondere sempre e con la massima efficacia alle esigenze del consumatore, che vediamo in costante evoluzione sotto il nostro sguardo”.

The following two tabs change content below.