Le voci dal campo
“L’Italia agisce nel rispetto degli accordi internazionali vigenti e degli indirizzi espressi dal governo alle Camere,” ha dichiarato Palazzo Chigi in merito alla recente decisione di negare l’uso della base di Sigonella agli Stati Uniti. Questa affermazione è emersa in un contesto di crescente attenzione sulla presenza militare americana in Italia e sulle regole che la disciplinano.
Il 31 marzo 2026, il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha comunicato che l’Italia non avrebbe consentito ai bombardieri statunitensi di atterrare a Sigonella, una base strategica situata in Sicilia. Questa decisione è stata presa senza la consultazione preventiva che gli accordi internazionali richiedono, e i bombardieri erano già in volo quando è stata comunicata.
“Non c’è alcun raffreddamento o tensione con gli Usa, perché conoscono le regole che disciplinano dal 1954 la loro presenza in Italia,” ha aggiunto Crosetto, cercando di rassicurare gli alleati americani. Tuttavia, la decisione ha suscitato immediate reazioni politiche in Italia, evidenziando le complessità delle relazioni internazionali e le responsabilità del governo italiano.
La base di Sigonella è regolata da trattati storici risalenti al periodo immediatamente successivo alla Seconda Guerra Mondiale, e la presenza militare statunitense in Italia è governata dal NATO Sofa del 1951 e da altri accordi. Crosetto ha sottolineato che qualsiasi operazione che non rientri nei trattati esistenti richiede l’approvazione del Parlamento, un aspetto cruciale per la sovranità nazionale.
Raffaele Nevi ha aggiunto: “Esiste un trattato con gli Stati Uniti sull’utilizzo delle basi, che stabilisce regole precise: tra queste, non è prevista la possibilità di far atterrare o far ripartire bombardieri.” Questa affermazione mette in evidenza la rigidità delle normative che governano le operazioni militari e la necessità di rispettare gli accordi internazionali.
Questa decisione ha evocato ricordi della crisi di Sigonella del 1985, quando l’allora Primo Ministro Bettino Craxi e il presidente Ronald Reagan si trovarono in disaccordo su questioni simili. La storia sembra ripetersi, ma con un contesto geopolitico diverso e nuove sfide da affrontare.
Palazzo Chigi ha anche affermato che non ci sono questioni critiche o frizioni con i partner internazionali, cercando di mantenere un clima di stabilità. Tuttavia, la situazione rimane delicata e le reazioni politiche continueranno a svilupparsi nei prossimi giorni. Dettagli rimangono non confermati.