Sanità umbra: domani i sindacati scendono in piazza a Perugia

Cgil, Cisl e Uil, in assemblea, dalle 9.30, sotto la sede della Regione in Piazza Italia

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PERUGIA- Martedì 7 luglio dalle ore 9.30 le lavoratrici e i lavoratori della sanità umbra saranno in piazza a Perugia, sotto la sede della Regione in Piazza Italia in assemblea con Cgil, Cisl e Uil, per manifestare e mettere a nudo i tanti problemi irrisolti che attraversano il settore e soprattutto la mancanza di un confronto su organizzazione e programmazione delle attività in questa nuova fase dopo il picco dell’emergenza Covid-19.

“Da mesi ci viene promessa l’apertura di un confronto per una riorganizzazione che valorizzi la sanità pubblica e garantisca sicurezza a lavoratori e cittadini -affermano, in una nota Fp Cgil, Fp Cisl e Uil Fpl, i sindacati dei lavoratori pubblici- ma a questa promessa non sono seguiti i fatti. La nostra sanità pubblica e territoriale ha dimostrato nell’emergenza Corona Virus tutta la sua efficienza, dovuta alla grande professionalità e disponibilità di tutto il personale sanitario. Ora però bisogna procedere al potenziamento degli organici e ad una riorganizzazione che rafforzi e non indebolisca la sanità pubblica sul territorio, strumento fondamentale contro la diffusione delle pandemie e unico sistema realmente in grado di rispondere alle esigenze di prevenzione e cura dei cittadini”.
Tra i punti che i sindacati mettono alla base della mobilitazione c’è anche la riduzione dei tempi di attesa per i cittadini che accedono ai servizi sanitari, tempi che si sono dilatati ulteriormente dopo l’emergenza degli ultimi mesi
“Riteniamo fondamentale -proseguono i sindacati- individuare e condividere strumenti che possano ridurre queste attese e garantire le prestazioni del servizio sanitario pubblico, perché il Covid 19 non può diventare la scusa per la privatizzazione della sanità”.
E a proposito di accesso ai servizi sanitari pubblici e di liste d’attesa, martedì in piazza a Perugia ci saranno anche i lavoratori di Umbria Salute, la partecipata della Regione che si occupa delle prenotazioni medico-sanitarie, al cui interno circa centoottanta lavoratrici e lavoratori precari con contratti in scadenza rischiano di perdere il lavoro.
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