Con la maglia della Fiorentina, Rino Marchesi conquistò la Coppa delle Coppe nel 1960/61, oltre a due Coppe Italia e una Mitropa. Come allenatore, ha avuto esperienze anche con Inter e Juventus, dove collaborò con Platini.
Rino Marchesi è scomparso all’età di 88 anni. Ha guidato squadre come Napoli, Inter e Juventus. È stato un calciatore di talento e un allenatore di grande valore. Era una persona colta e intelligente, con un carattere affabile e ironico. Un vero gentiluomo. Soleva dire: "Sono milanese, sono nato a San Donato. Il lavoro non mi fa paura. E poi so sempre suonare la fisarmonica". È deceduto in Toscana, a Sesto Fiorentino.
La febbre e Schiaffino — Rino Marchesi inizia la sua carriera in una piccola squadra della periferia milanese, la Redaelli. Successivamente, si trasferisce in Prima Divisione al San Donato insieme al fratello Bruno, per poi passare al Fanfulla. Era una mezzala elegante, con la testa alta, una buona visione di gioco e grande corsa. Va in prova al Brescia, ma finisce per firmare con l’Atalanta. Dopo aver giocato nelle giovanili, arriva improvvisamente in serie A a causa dell’ "asiatica", l’influenza. Racconterà: "Nell’ottobre del 1957, l’Atalanta doveva affrontare il Milan a San Siro, io ero in panchina. Quasi tutti si ammalarono, sette titolari. L’allenatore Rigotti mi disse: 'Rino, credo che tocchi anche a te'. Nel Milan c’era Schiaffino, il mio idolo, il grandissimo Pepe. Mamma mia, contro Schiaffino a San Siro. Giocammo e, sfortunatamente, perdemmo cinque a zero. Avevo la febbre, oltre 38. Correvo e osservavo Schiaffino. Uscendo, gli strinsi la mano e lui mi disse: bravo, tu leggi il gioco. Proprio così: leggi il gioco". Rino Marchesi è scomparso all’età di 88 anni.
Rino Marchesi — Lo osserva e lo apprezza. Si muove con grazia e stile. È l’ottava gara del campionato 1957-58, non lascia più il campo, diventa titolare nell’Atalanta. Tre stagioni. È il rigorista. Infallibile, preciso. In una sfida di Coppa Italia realizza sei gol contro la Juve. "Allora si faceva così. Li calciava solo uno". Marchesi attira l’interesse del Milan (la sua squadra del cuore) e della Juve. La Fiorentina lo ingaggia, l’allenatore è Nandor Hidegkuti, ungherese. Grande calciatore, mente brillante, tecnico di talento. Nella Fiorentina ci sono Giuliano Sarti, Robotti e Castelletti, Hamrin e Montuori. Marchesi è anche presente. L’elegante e "moderno" Marchesi, centrocampista e difensore. Diventa un punto di riferimento, una colonna portante. Vince la Coppa Italia e, soprattutto, la storica Coppa delle Coppe nel 1961. Simbolo di una Fiorentina capace di eccellere in Europa. Successivamente si trasferisce alla Lazio, dove gioca per cinque stagioni. Amato e rispettato. Scrivono: "È un professore". E lui risponde: "Magari, so solo suonare la fisarmonica".
Il supercorso — Ha la musica nel sangue. "Ma è una questione personale. Devo concentrarmi solo sul campo". Smette nel Prato e diventa allenatore nel Montevarchi. Poi Mantova, Ternana, Avellino. È apprezzato, un conduttore sereno di uomini. Tutti affermano: Marchesi è un signore. Anche coloro che non scendono in campo. È molto stimato da Italo Allodi, l’uomo che ha creato il Supercorso di Coverciano. Rino lo frequenta e ottiene risultati eccellenti. Allodi dirà: "Marchesi è stato uno dei miei allievi più brillanti. Marchesi conosce il calcio e, soprattutto, i calciatori: è un maestro". Marchesi approda al Napoli e allena Maradona. Poi va alla Juve e allena Platini. La statistica lo insegue e "perseguita": è da Guinness dei primati, l’unico ad aver guidato i più grandi fuoriclasse degli anni ’80. Rino Marchesi è scomparso all’età di 88 anni.
Diego e Michel — Glielo chiederanno spesso: Marchesi, lei ha avuto il privilegio di allenare il primo Maradona e l’ultimo Platini. Com’erano? E lui risponde: “Incredibili. Maradona, anche durante gli allenamenti, ti faceva venire i brividi. Sapete una cosa? Lavorava più degli altri. Sì, era straordinario. Nell’anno in cui l’ho avuto io, dovevi praticamente cacciarlo dal campo. Gli dicevo: dai, basta Diego, andiamo, è tardi. E lui, a volte anche sporco di fango, rispondeva: mister, c’è tempo per fare la doccia”. E Platini? “Era tornato dal Mondiale messicano del 1986 con pubalgia e sciatalgia, tanto che quell’anno finimmo secondi praticamente senza i suoi gol. Si vedeva che voleva impegnarsi, ma non ce la faceva più”.
Rino Marchesi — amava Diego e Michel. Non faceva distinzioni, anche se "Michel era leggermente inferiore a Diego. Poco. Comunque alla pari di Puskas e Van Basten". Diceva Rino: "Ma non erano primedonne. Era molto più complicato allenare un giocatore mediocre. I grandi, i campioni avevano orgoglio, determinazione e volontà. Diego, la prima volta che ci siamo visti, mi ha detto: 'Mister, sono qui per lei, a sua disposizione'. Non sono arrivati lì per caso. Dovevate vedere come si allenavano Krol, Bergomi, Oriali, Altobelli, Cabrini e Bagni. Per non parlare di Scirea. Tutti ragazzi con cui ho avuto la fortuna di collaborare". Marchesi ha lavorato in molti club: "Ero un allenatore con la valigia. Sempre in movimento". Dopo la Juve, ha allenato Como, Udinese, Venezia, Spal e Lecce. Ha lasciato la Puglia e il calcio nel 1994. Aspetta un po’ e poi decide che "il ciclo era chiuso" e si riorganizza. Legge, studia, guarda qualche partita in tv. Racconterà: "Dopo quarant’anni di calcio mi sono riavvicinato alla musica che avevo scoperto da giovane grazie alla fisarmonica. Ho noleggiato un pianoforte e ho ripreso gli studi da zero, come un bambino. Così, poco a poco, sono tornato a suonare qualcosa". Non è vero, Rino suonava bene. Suonava Mozart e Beethoven. Rino Marchesi è scomparso all’età di 88 anni.