Rifiuti, la Lega chiede chiarimenti sugli impianti di Belladanza e Casone

La risposta dell'assessore Fernanda Cecchini

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Operazione di smaltimento dei rifiuti

PERUGIA – Nella sessione dedicata alle interrogazioni a risposta immediata dell’odierna seduta dell’Assemblea legislativa, i consiglieri Valerio Mancini e Emanuele Fiorini (Lega) hanno chiesto all’assessore Fernanda Cecchini “se gli impianti di Belladanza e Casone, gestiti da società pubbliche, saranno destinati al trattamento di rifiuti speciali provenienti da fuori Regione ed eventualmente con quali modalità verranno gestiti i relativi accordi contrattuali”. Mancini ha spiegato che “nonostante la disponibilità di impianti ubicati in Umbria preposti al trattamento di biostabilizzazione del sottovaglio dei rifiuti indifferenziati, quali Le Crete con potenzialità di 40 mila tonnellate all’anno e Casone con 31 mila tonnellate si continua a ricorrere ad impianti extraregionali”. “Inoltre – ha aggiunto – il fabbisogno complessivo regionale di trattamento di questo tipo di rifiuti è non superiore a 56 mila tonnellate all’anno. Ciò evidenzia che due impianti Le Crete e Casone sono già ad oggi ampiamente sufficienti al soddisfacimento del fabbisogno endoregionale. Oltre a tutto questo la Regione Umbria ha finanziato con oltre 6 milioni di euro la realizzazione di due ulteriori impianti destinali ad aumentare ulteriormente le potenzialità di trattamento. In particolare Sogepu ha ottenuto un finanziamento di oltre 3 milioni di euro per la realizzazione dell’ impianto di selezione e biostabilizzazione di Belladanza, mentre l’ ex ATI 3 (ora Auri) oltre 3 milioni e 100 mila per la realizzazione del nuovo impianto di trattamento di rifiuti organici a Casone”. “Va premesso – ha risposto Cecchini – che la gestione dei rifiuti attiene a tipologie diverse, ci sono rifiuti urbani la cui gestione sta in campo al soggetto aggiudicatario della gara a evidenza pubblica, mentre la gestione di rifiuti speciali è in capo agli impianti autorizzati alla gestione. Mentre per quanto riguarda i rifiuti urbani gli impianti sono autorizzati per il soddisfacimento delle esigenze regionali, per i rifiuti speciali la Regione attraverso le autorizzazioni stabilisce i quantitativi, ma non può entrare nel merito della provenienza degli speciali perché per legge possono circolare nel territorio nazionale ed è una scelta del gestore dell’ impianto che si auspica prima si faccia carico delle esigenze regionali e poi anche interregionali. Noi in questa fase abbiamo rinnovato un accordo con le Marche per un quantitativo non così straordinario comunque pari a 10 mila tonnellate di trattamento di frazione residua, perché nel dare le risorse in circa 6 milioni di euro di cui parlava all’ Ati 1 e Ati 3, a Casone, l’ intento della Giunta era potenziare gli impianti e fare in modo che fosse superiore la capacità di trattamento di impianti regionali rispetto al fabbisogno, tenendo conto che ci possono essere blocchi degli impianti per ragioni di manutenzione, rotture o altro. L’accordo con le Marche consente di poter soddisfare questo bisogno, naturalmente le Marche hanno preteso una reciprocità, nel senso che se un giorno dovessero avere un’ emergenza loro, noi con i nostri impianti dobbiamo soddisfare tali necessità, tenendo conto che è calibrato con il quantitativo che abbiamo. Questo per affermare che per Casone il fabbisogno regionale è garantito e che è nella scelta del gestore degli impianti, sapendo che le autorizzazioni mettono un tetto alla possibilità di gestione degli stessi”. Nella replica, Mancini ha detto che “tutti conosciamo i motivi per cui si portano i rifiuti fuori regione, devono essere determinati da vantaggio economico o cause di calamità naturali o emergenze, tra l’ altro devono avere la caratterizzazione di una temporaneità, invece mi risulta da quello che ho potuto conoscere che questo accordo con le Marche è in piedi da circa tre anni, non so se mi può dare ragione o smentire”. “Tuttavia – ha proseguito -, Gesenu non ha, ad oggi, un progetto di costruzione di impianti, quindi siamo indietro. Pertanto sono parzialmente soddisfatto. Evidenzio che la gestione rifiuti è costosa per i cittadini, voglio ricordare che nel 2016 lessi un documento che riferiva all’inefficienza di impianti per circa il 33 per cento e quindi quel 33 per cento di rifiuti finiva in discarica, riempiendo e gravando il costo della Tari. Tra l’altro, qualora i comuni non raggiungano gli obiettivi sono sanzionabili, la sanzione va rivendicata puntualmente, ma in questo caso si andrebbe a incidere sulle tasse dei comuni per inadempienza di obiettivi di raccolta differenziata, avremo la Tari che gestisce un conferimento eccessivo in discarica del servizio e pure la penalizzazione sui bilanci. Allo stesso tempo, assessore la invito a perseverare sullo stimolo verso i gestori”. La presidente dell’ Assemblea legislativa, Donatella Porzi, ha quindi concesso all’assessore la possibilità di una ulteriore precisazione. Cecchini ha quindi detto che “la Giunta ha tenuto a precisare che nell’accordo con la Regione Marche c’è una prescrizione: tutto deve avvenire senza aggravio di costi per i cittadini, perché crediamo sia doveroso da parte nostra sollecitare il gestore e i comuni che sono soci a soddisfare il fabbisogno di gestione in quello che è l’ambito di riferimento della Regione, perché se non riparte l’ impiantistica è chiaro che è complicato raggiungere obiettivi”.