Report di Banca d’Italia, economia umbra colpita nella ripresa 

Presentato martedì mattina in modalità web conference dallo staff della filiale di Perugia con a capo Miriam Sartini

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La sede della Banca d'Italia a Perugia
La sede della Banca d'Italia a Perugia

PERUGIA  – L’economia dell’Umbria è stata colpita dalla pandemia di Covid-19 in una fase di ripresa, ma ancora debole, dell’attività economica del settore produttivo. E quindi “le forti e profonde debolezze strutturali del tessuto economico regionale, riconducibili principalmente alla bassa produttività, potranno verosimilmente essere da freno alla ripresa dell’attività nella fase di uscita dalla crisi indotta dall” emergenza sanitaria”. Nella regione, comunque, le stime più recenti dell’Agenzia Umbria ricerche indicano per il 2020 un calo del Pil lievemente meno intenso rispetto agli scenari previsivi per il Paese. Delinea in sostanza questo scenario il Rapporto sull’economia dell’Umbria della Banca d’Italia. Presentato martedì mattina in modalità web conference dallo staff della filiale di Perugia con a capo Miriam Sartini. In questo contesto di “fragilità” dell’Umbria, per Sartini “si è innestata la crisi indotta dall’epidemia che ha colpito fortemente l’economia regionale che evidenzia anche il declino del posizionamento umbro rispetto alle regioni europee simili”.

Crisi “Una crisi economica senza precedenti”  l’ha definita la direttrice. “Perché dovuta ad una pandemia – ha aggiunto – e con una incertezza dovuta all’evoluzione”. “La pandemia – ha sottolineato Sartini – è una notevole sfida anche per chi fa previsioni economiche. Ma tempestività e concretezza devono essere le parole d’ordine e quindi bisogna porre in atto misure di sostegno all’economia secondo una visione organica e mediante l’utilizzo efficiente delle risorse europee”. In riferimento al quadro macroeconomico, a partire dall’ultima settimana di marzo l’attività economica regionale, sottolinea il report di Bankitalia, ha subito pesanti ripercussioni per via delle misure di sospensione nei settori non essenziali: la quota di valore aggiunto delle attività sospese in Umbria è pari a quasi il 28% del totale, in linea con la media italiana. Tale quota si è ridotta all’8% circa in seguito alle riaperture di inizio maggio. Gli operatori si attendono che il recupero dell” attività economica nella seconda parte dell’anno sarà molto parziale.

Fatturato In un contesto economico già “fragile” per l’ Umbria, la pandemia di Covid-19 “ha avuto e avrà diversi impatti sull’economia regionale”. Ad evidenziarlo è la Banca d’ Italia rivolgendo un primo sguardo alle imprese umbre. Secondo il nuovo Rapporto presentato oggi, la domanda interna ed estera ha subito un forte calo nella prima parte dell’ anno. L’ indagine condotta su un campione di imprese industriali e dei servizi, tra la metà di marzo e la metà di maggio, prefigura una diminuzione del fatturato di quasi un quinto nel primo semestre. Il settore più colpito è il terziario, per l’ interruzione prolungata delle attività di alloggio, ristorazione e commercio al dettaglio non alimentare.

Ritardi Le prospettive peggiori riguardano il comparto turistico, la cui ripartenza sarà molto graduale. In Umbria – evidenzia il report di Bankitalia – il recupero potrebbe comunque essere meno lento rispetto ad altre aree del Paese, in considerazione della bassa dipendenza dei flussi dal turismo internazionale. Anche l’ edilizia ha subito gli effetti della pandemia in misura significativa; al contenimento delle perdite potrebbe contribuire, oltre ai recenti provvedimenti di incentivo, il recupero dei ritardi accumulati per la ricostruzione post-terremoto. Sul fronte industriale la situazione rilevata dalle aziende delinea uno scenario analogo a quello della fase più acuta della crisi finanziaria globale. Il calo del fatturato è stato più accentuato per i cementifici, per le imprese inserite nelle filiere globali dell’ automotive e dell’ aerospaziale e per quelle dell’ abbigliamento.

Settori Solo il settore alimentare, che nel precedente decennio aveva subito un forte ridimensionamento dell’ attività, e i produttori di beni igienizzanti e sanitari hanno incrementato le vendite. Le imprese del territorio, inoltre, hanno operato una “significativa revisione al ribasso” dei piani di investimento e le condizioni economiche e finanziarie, più solide in media rispetto al passato, consentono comunque di affrontare questa crisi con una maggiore capacità di assorbire shock negativi. Anche le ricadute sul mercato del lavoro sono state “considerevoli”, emerge dal rapporto. Dal mese di marzo c’ è stata una caduta del numero di assunzioni di lavoratori dipendenti, di intensità superiore alla media italiana. In prospettiva, l’occupazione potrebbe contrarsi più decisamente rispetto al resto del Paese, in relazione alla maggiore incidenza in Umbria delle attività e delle categorie lavorative più esposte alle conseguenze economiche della pandemia (occupati nel commercio, alberghi e ristorazione; lavoratori autonomi; dipendenti a tempo determinato).

Famiglie Le condizioni delle famiglie umbre, evidenzia ancora la Banca d’ Italia, sono destinate a peggiorare per gli effetti dell’ emergenza economica sul reddito disponibile e sul valore della ricchezza. Le prospettive incerte hanno poi frenato i consumi delle famiglie, previsti da Confcommercio in calo del 7% nell’ intero 2020, e la domanda di finanziamenti. Per il mercato del credito, infine, nel primo trimestre di quest’ anno si è attenuato il calo dei prestiti al settore privato non finanziario. Hanno influito, si spiega nell’ indagine, le misure di moratoria e gli strumenti di nuova finanza previsti dal decreto “cura Italia”. In prospettiva, lo shock economico causato dalla pandemia potrebbe riflettersi in un forte peggioramento della qualità dei prestiti. Relativamente alla finanza pubblica, la crisi ha inoltre determinato l’ aumento delle esigenze di spesa degli enti territoriali e la riduzione delle loro fonti di entrata, con gli equilibri di bilancio soprattutto dei Comuni umbri che risentiranno degli effetti connessi all’emergenza. Ne ha cominciato a risentire anche la spesa per investimenti che dallo scorso anno aveva evidenziato segnali di ripresa grazie all’ allentamento dei vincoli di bilancio.

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