Quaresima, le iniziative della Diocesi di Perugia-Città della Pieve

Dalla mostra sulla figura di Giobbe alla raccolta viveri per supportare gli empori Caritas

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PERUGIA – Sono state presentate oggi in conferenza stampa a Perugia due iniziative quaresimali: la mostra “C’è qualcuno che ascolta il mio grido? Giobbe e l’enigma della sofferenza”, promossa dalla Consulta diocesana delle aggregazioni laicali, e la “Raccoltissima 2019. Dalle mani dei giovani alla tavola dei poveri”, organizzata dalla Pastorale giovanile diocesana in collaborazione con Caritas e Ufficio missionario a favore degli “Empori della Solidarietà”. All’incontro sono intervenuti il vescovo delegato ad omnia mons. Paolo Giulietti, il direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale giovanile don Luca Delunghi e la studiosa e ricercatrice Alessandra Di Pilla, membro del comitato organizzatore della mostra sul personaggio biblico. Mons. Giulietti ha evidenziato quanto le due iniziative quaresimali sono legate tra loro, perché “si propongono di offrire ai giovani un momento di consapevolezza, di rendersi conto che nel mondo, se non lo sapessero ancora, c’è la realtà imponente della sofferenza e c’è la realtà altrettanto imponente della povertà”. Inoltre, entrambe le iniziative, ha spiegato mons. Giulietti, “danno una chiave di lettura per fronteggiare la realtà della sofferenza e la realtà della povertà, perché non basta essere consapevoli e non basta neanche manifestare. E’ importante che ciascuno dica cosa posso fare io difronte alle domande che da queste due realtà emergono. Entrambe le iniziative voglio offrire un percorso possibile alle persone, che, nel caso della mostra, è di carattere interiore, spirituale ma anche comunitario, mentre nel caso della “Raccoltissima”, è operativo nel mettersi insieme per realizzare qualcosa di buono in risposta al problema povertà”. Come ricorda spesso papa Francesco, ha concluso mons. Giulietti, “i giovani sono il motore del rinnovamento della società, ma non basta essere consapevoli e coltivare dei desideri se non ci sono dei percorsi praticabili attraverso i quali questa consapevolezza e le domande di desideri possono diventare realizzabili. Pertanto ben vengano iniziative come queste”.

Don Luca Delunghi e la dottoressa Alessandra Di Pilla hanno presentato le due iniziative, illustrando programmi e finalità, rivolte a tutti, in particolare alle giovani generazioni, che coinvolgeranno migliaia di persone. Sono iniziative di rilevanza pedagogica e socio-culturale che aiutano, stimolano a compiere opere di bene spirituale e materiale. Don Delunghi e la ricercatrice Di Pilla, nell’affrontare i temi della sofferenza e della povertà, si sono soffermati sul concetto di “scarto della società”, che si genera attraverso una malattia, un incidente, oltre a vivere in condizioni di povertà estrema, ma c’è sempre la fede in Dio a trasmettere speranza nel non essere lasciati soli a vivere la propria sofferenza o povertà.

 

 

 

 

 

 

 

 

La mostra “C’è qualcuno che ascolta il mio grido? Giobbe e l’enigma della sofferenza” Promossa dalla Consulta diocesana delle aggregazioni laicali di Perugia-Città della Pieve, in collaborazione con l’Associazione San Fortunato e la Cooperativa Sociale 153 Onlus (che opera all’interno della Casa Circondariale di Capanne), la mostra “C’è qualcuno che ascolta il mio grido? Giobbe e l’enigma della sofferenza” sarà fruibile dal 23 al 31 marzo, presso il Centro espositivo della Rocca Paolina di Perugia, con la presentazione, venerdì 22 marzo (ore 18), presso la Sala dei Notari del Palazzo comunale dei Priori. Si tratta della significativa esposizione a cura di Ignacio Carbajosa (che sarà a Perugia all’incontro di presentazione) e Guadalupe Arbona, realizzata in occasione dell’edizione 2018 del “Meeting per l’Amicizia fra i popoli” di Rimini ed è itinerante per l’Italia. “Se esiste al mondo un libro che merita la parola ‘sublime’, credo che sia il libro di Giobbe (Jorge Luis Borges)”. A evidenziarlo, parafrasando il noto filosofo e accademico argentino, è la studiosa e ricercatrice Alessandra Di Pilla, membro del comitato organizzatore della mostra perugina dedicata al personaggio biblico.
“‘Giobbe’ – sottolinea la dottoressa Di Pilla – è il libro nel quale tutto il problema del male, della speranza, della morte e della resurrezione è cantato, scolpito, espresso e disegnato in una maniera straordinaria. Ogni volta che l’anima umana si trova di fronte a un grido di dolore o di speranza, questo grido è un’eco remota di quel grido di Giobbe (Giuseppe Capograssi). In un certo senso il cristianesimo suscita, piuttosto che risolvere, il problema della sofferenza, perché essa non sarebbe un problema se, insieme alla nostra esperienza giornaliera di questo mondo di sofferenza, non avessimo acquistato quella che crediamo una ragionevole fiducia che la realtà in ultima analisi sia giusta e buona (Clive Staples Lewis)”.
“Il problema del male e della sofferenza innocente – prosegue la studiosa – ha sempre interrogato l’uomo. Negli ultimi tre secoli, invece, questo problema è diventato domanda sulla bontà e l’esistenza stessa di Dio. Come mai un Dio buono può permettere questo? Dal terremoto di Lisbona nel 1755, ai più recenti attentati terroristici, senza dimenticare i campi di concentramento del secolo XX, i grandi incidenti aerei, i disastri naturali o la sofferenza dei bambini nelle guerre. Il libro biblico di Giobbe ripropone il problema della sofferenza in un modo molto efficace e attuale, come si vede dal fatto che è una delle opere più riprese dalla letteratura contemporanea. La mostra ripropone il grido di Giobbe in dialogo col grido dei nostri contemporanei, fino ad arrivare a quel litigio che l’uomo di Us (e l’uomo moderno) presenta a Dio. La risposta divina non è stata una spiegazione, ma una presenza buona: Giobbe ha scoperto un Tu a cui rivolgere le sue domande”.
“Con Gesù, volto concreto della misericordia del Padre – conclude la dottoressa Di Pilla –, è entrata nella storia una Presenza buona che ci permette di guardare in faccia le nostre sofferenze nell’orizzonte delle sofferenze assunte dal Figlio di Dio. Al di fuori di questa storia particolare, la ragione dell’uomo, davanti all’enigma del dolore, è abbandonata a una solitudine spaventosa. Anche oggi possiamo imbatterci in persone che vivono il loro dolore con una serenità che ci interroga: ‘Come fanno a vivere così?’ ”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La “Raccoltissima 2019. Dalle mani dei giovani alla tavola dei poveri” La “Raccoltissima 2019. Dalle mani dei giovani alla tavola dei poveri” è l’iniziativa quaresimale promossa dalla Pastorale giovanile di Perugia-Città della Pieve, in collaborazione con Caritas e Ufficio missionario, a sostegno delle attività dei quattro “Empori della Solidarietà” attivati dalla Chiesa nelle aree più sensibili a livello sociale del territorio perugino.
Scoprire il servizio della carità da adolescenti La “Raccoltissima 2019” vorrebbe essere l’avvio di un progetto, spiega don Luca Delunghi, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale giovanile, che ha la finalità di “rendere la Quaresima un tempo di carità per i giovani, dove poter vivere intensamente il servizio e scoprire la bellezza del servizio. A chiedercelo è anche il nostro cardinale Gualtiero Bassetti, affinché i ragazzi prendano sempre più coscienza dell’impegno della carità nelle opere di misericordia. È necessario che i giovani, sin da adolescenti, scoprano la carità aprendo di più i loro occhi per avere uno slancio maggiore nel farsi carico del prossimo, ad iniziare dal compagno di scuola in difficoltà. Per questo il nostro progetto assume un certo valore pedagogico e sociale, che quest’anno volge l’attenzione all’esperienza della raccolta viveri per le dispense dei nostri empori”. Si tratta di beni di prima necessità: scatolame, latte, biscotti, olio, alimenti a lunga conservazione.

I due tempi della “Raccoltissima 2019” Quest’iniziativa, sottolinea don Luca, ha due tempi di realizzazione, il 23 marzo e il 30 marzo, per tutta la giornata. “Il primo – spiega il sacerdote – è quello della sensibilizzazione attraverso l’opera di volantinaggio sul territorio, nelle parrocchie e nei supermercati e centri commerciali che hanno aderito. Il secondo è quello della raccolta effettiva (sabato 30 marzo, n.d.r.), che potrà essere fatta anche “porta a porta” dove i ragazzi saranno accompagnati dai parroci o loro collaboratori, andando a cercare gli alimenti casa per casa. È un’occasione per conoscere meglio gli abitanti del quartiere, avviando un dialogo con chi è solo o anziano”. La fase della formazione. I due tempi della raccolta saranno preceduti dalla “fase della formazione” in cui i ragazzi si incontreranno nelle loro Zone pastorali con i referenti dei giovani e degli operatori Caritas per conoscere meglio le realtà dei quattro empori e sapere cosa andranno a fare il 23 e il 30 marzo, soprattutto, evidenzia don Luca, “per chi si sporcheranno le mani”.

La Veglia diocesana di preghiera Altro atteso appuntamento di formazione-riflessione sulla “Raccoltissima 2019” sarà la tradizionale Veglia diocesana di preghiera di Quaresima dei giovani con il cardinale Bassetti nella cattedrale di Perugia, martedì 26 marzo (ore 21). Il presule conferirà ai partecipanti un mandato di “servizio-missione” per la “Raccoltissima”. «La Veglia – annuncia sempre don Luca – sarà una Via Crucis dedicata ai “Volti dell’Amore. Quello che le nostre mani toccarono del verbo della vita” (1 Gv 1,1), con alcune testimonianze di chi già in diverse forme vive il servizio verso i poveri: i crocifissi nella povertà. A portare la propria testimonianza saranno alcuni ministri straordinari dell’Eucaristia, volontari degli empori, giovani che hanno fatto esperienza di missione in Malawi (dove la Diocesi di Perugia ha un rapporto solidale con la Diocesi di Zomba), e persone in difficoltà fruitori degli empori.

La giornata conclusiva della “Raccoltissima 2019” Il giorno seguente la “Raccoltissima”, domenica 31 marzo, tutte le parrocchie che hanno vissuto quest’esperienza faranno convogliare, attraverso i loro giovani, i prodotti ricevuti in una struttura della zona industriale di San Sisto, nelle vicinanze dell’Emporio “Divina Misericordia”, per lo stoccaggio e successiva distribuzione agli empori secondo le necessità.

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