Perugia calcio. Santopadre: “Ripartire ora enorme forzatura. Luglio scelta migliore con tutela FIGC”

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il presidente del perugia Massimiliano Santopadre

PERUGIA – Non ci sta il Presidente del Perugia Massimiliano Santopadre che in una lunga intervista rilasciata a tuttomercatoweb.com parla apertamente di forzatura dopo aver letto le prime indicazioni del CONI e della FIGC. In particolare il numero 1 biancorosso lancia l’allarme costi per mettere in piedi strutture e organizzazione richieste dai protocolli sanitari. “Un protocollo- spiega il presidente – che è impossibile da attuare sia in Serie B che in Serie C e che per la cui attivazione sarà necessario un investimento di circa 400mila euro per ogni club. Per questo motivo mi chiedo perché la Federcalcio non abbia ancora pensato ad attivarsi per sostenere le società in questa spesa resa da lei stessa obbligatoria. Il calcio italiano non è composto solo da società danarose, ma anche da realtà blasonate e virtuose che hanno contribuito a fare la storia del calcio italiano e che permettono alle nostre competizioni di essere riconosciute fra le migliori al mondo pur senza vincere trofei”.
Riprendere a giocare vorrebbe dire però evitare strascichi di ricorsi che lo stop ai campionati porterebbe ma espone le società anche a rischi di contagio che sarebbero considerate, alla luce del decreto “Cura Italia” come infortuni sul lavoro: “Tutto quello che si sta cercando di fare è rivolto solamente all’assegnazione dei vari titoli, per paura delle cause che potrebbero arrivare a seguito di una sospensione dei campionati, ma Gravina dovrebbe temere anche quelle che potrebbero arrivare da questo fronte. E’ impossibile pensare che il presidente di una società di calcio si assuma una responsabilità del genere e anche qui la FIGC dovrebbe pensare a qualche tipo di supporto, come una copertura assicurativa”.

Che fare allora? Il patron biancorosso lancia dalle colonne di TMW la proposta di posticipare la ripartenza. “Le decisioni sul riprendere o meno le competizioni, a mio avviso, non spettano né a Gravina né a Malagò, ma alle autorità sanitarie, però penso che esista una sola via. Ovvero quella di una ripresa a luglio, quando questi protocolli ci auguriamo tutti non saranno più necessari, per poi terminare i tornei prima del via alla nuova stagione a seguito di due settimane di stop. In questo modo si potrà comunque assegnare i titoli e permettere ai club di non fallire”. Lo spettro del fallimento infatti è l’altra faccia della medaglia che incombe come un macigno: “La cosa terribile di questa situazione è che si sta dipingendo i proprietari dei club come coloro che vanno contro le proprie squadre quando non è assolutamente così. Il 90% del fatturato di una società di Serie B arriva dai finanziamenti che le aziende di cui noi presidenti siamo i gestori riescono ad immettere nel calcio. Finanziamenti che, ad oggi, è impossibile ipotizzare vi siano in futuro. Per questo motivo mi auguro che il Governo lavori a degli incentivi con garanzie statali per il nostro settore che, ricordiamolo, è il terzo per fatturati del Paese. Oppure che sia la FIGC stessa ad aiutarci facendo da garante”.

Lo stop del calcio oltre alle polemiche è anche solidarietà e in questo anche il Perugia e i suoi tifosi hanno fatto la sua parte, mentre il presidente biancorosso ha scelto di riconvertire la sua azienda di abbigliamento per la produzione di mascherine: “Ci tengo a ringraziare gli ultras e il Centro di Coordinamento dei Perugia Club che si sono mossi immediatamente per aiutare le persone più bisognose in tantissimi modi: distribuendo mascherine, raccogliendo generi di prima necessità e fondi a favore delle strutture sanitarie e tanto altro. Come presidente del Perugia sono profondamente orgoglioso e li ringrazio”.