Spoleto, Boccardo: “Anziché di aiutarci a morire ci aiutino a vivere”

Il monito del vescovo della diocesi Spoleto-Norcia

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Il vescovo Renato Boccardo al termine della messa di Pasqua

SPOLETO La Pasqua è il culmine della Settimana Santa, è la più grande solennità per il mondo cristiano, e prosegue poi con l’Ottava di Pasqua e con il Tempo liturgico di Pasqua che dura 50 giorni, inglobando la festività dell’Ascensione, fino all’altra solennità della Pentecoste.
La Risurrezione è la dimostrazione massima della divinità di Gesù, non uno dei numerosi miracoli fatti nel corso della sua vita pubblica, a beneficio di tante persone che credettero in Lui; questa volta è Gesù stesso, in prima persona che indica il valore della sofferenza, comune a tutti gli uomini, che trasfigurata dalla speranza, conduce alla Vita Eterna, per i meriti della Morte e Resurrezione di Cristo.

Il vescovo Boccardo con il sindaco di Spoleto De Augustinis

Celebrazione nel Duomo di Spoleto L’arcivescovo Renato Boccardo ha presieduto il solenne pontificale di Pasqua, domenica 21 aprile, nella Basilica Cattedrale di Spoleto. Di prima mattina il Presule, invece, aveva celebrato la Messa all’Hospice “La torre sul colle”. Moltissimi i fedeli presenti che hanno gremito il Duomo, tra cui il sindaco della Città Umberto de Augustinis. Nell’omelia il Presule ha parlato della Pasqua come «la nostra grande festa, la festa dei cristiani, festa della vittoria della vita sulla morte». E proprio all’importanza della vita e alla sua difesa dal concepimento al naturale tramonto il Presidente della Conferenza episcopale umbra ha dedicato gran parte dell’omelia. «Guardando l’uomo Gesù – ha detto – noi vediamo la risurrezione come fine nostro e di tutta la creazione, come luce per orientarci nella vita e nelle scelte di ogni giorno. Questo evento straordinario ci svela dunque un orizzonte di senso, un universo di speranza e ci ripropone l’alleanza che Dio ha siglato da sempre con l’uomo e con la sua vita, perché ci apre una prospettiva diversa da quella del declino e dell’autodistruzione. Questa certezza illumina di nuova luce l’esistenza dell’uomo sulla terra. È importante che non lo dimentichiamo mentre qualche voce ritenuta autorevole afferma che la legge sull’eutanasia, in discussione in queste settimane al Parlamento, “è assolutamente prioritaria” e la spaccia come “una grande opportunità”. In realtà, anziché aiutarci a morire, abbiamo bisogno che ci aiutino a vivere e a non giungere ad invocare la morte; prima di pensare se sia giusto o meno dare la morte a chi la chiede, si dovrebbero creare le condizioni utili affinché nessuno la domandi per disperazione, solitudine o mancanza di aiuto; o perché non ci sono le leggi, le strutture, l’assistenza, l’umanità che permettono di affrontare senza angoscia anche l’autunno dell’esistenza. Invece, si prende a pretesto la richiesta della Corte Costituzionale di elaborare una disciplina dei casi assolutamente estremi per inoculare in un corpo solidale come quello del nostro Paese il veleno della “morte a comando”. Si vorrebbe mettere la vita sullo stesso piano della morte, dove ognuno decide mentre lo Stato rimane neutrale, indifferente. Se non c’è reazione critica e argomentata, è questo che potrebbe accadere. E di fronte al progredire silenzioso di una “cultura della morte”, come credenti, non possiamo tacere e dobbiamo continuare a proclamare e difendere la “cultura della vita».

 

 

 

 

Veglia di Pasqua La notte di sabato 20 aprile nella cattedrale di Spoleto mons. Boccardo ha presieduto la solenne veglia di Pasqua, nel corso della quale due adulti, un ragazzo e una ragazza, dopo un apposito percorso di formazione, sono diventati cristiani. L’Arcivescovo, infatti, li ha battezzati, cresimati e gli ha dato per la prima volta l’Eucaristia. La grande veglia, la più luminosa di tutto l’anno liturgico, è iniziata in Piazza Duomo con la benedizione del fuoco simbolo di Gesù risorto, dal quale poi mons. Boccardo ha acceso il cero pasquale. Il Presule ha inciso una croce sul cero per configurarlo a Gesù Cristo; poi vi ha inciso l’alfa e l’omega, prima e ultima lettera dell’alfabeto greco, per indicare che Cristo è il principio e la fine di tutte le cose; infine le cifre dell’anno per significare che Gesù – Signore del tempo e della storia – vive oggi per noi. Processionalmente si è entranti in Duomo – le luci erano soffuse – e per il diacono si è fermato lungo la navata centrale, ha innalzato il cero e si è cantato “Cristo, luce del mondo”; i fedeli hanno risposto “Rendiamo grazie a Dio”. Ad ogni sosta, si sono accese al cero pasquale successivamente le candele dell’Arcivescovo, dei sacerdoti, dei ministranti e dei fedeli: in tal modo la chiesa si è progressivamente illuminata, le tenebre sono vinte dalla luce. Giunti all’altare, il cero è stato deposto sul candelabro preparato presso l’ambone ed è stato proclamato il preconio pasquale: i fedeli stavano in piedi con in mano la candela accesa. Poi, c’è stata la proclamazione dell’annuncio pasquale. Nella seconda parte della veglia è stata proclamata la Parola di Dio: si sono rivissute le tappe della storia della salvezza che segnano la direzione della vita dal progetto creativo iniziale alla Pasqua di Cristo. Al termine delle letture e prima dell’Epistola, l’arcivescovo ha intonato l’inno Gloria a Dio: le campane della Cattedrale hanno suonato a distesa. Poi, spazio alla liturgia battesimale con la benedizione dell’acqua e il rinnovo delle promesse battesimali: mons. Boccardo ha asperso l’assemblea con l’acqua benedetta. L’ultima parte della Veglie è stata la liturgia eucaristica.