Fino a poco tempo fa, le aspettative riguardo alla stabilità nella regione tra Pakistan e Afghanistan erano piuttosto basse, ma l’auspicio di un dialogo pacifico sembrava possibile. Tuttavia, il 17 marzo 2026, un attacco aereo del Pakistan su Kabul ha cambiato drasticamente la situazione, colpendo un centro per tossicodipendenti e causando un bilancio devastante di oltre 400 morti e 250 feriti, secondo fonti talebane.
Il portavoce talebano, Zabihullah Mujahid, ha denunciato la violazione dello spazio aereo afghano da parte del Pakistan, mentre il governo pakistano ha respinto ogni responsabilità per l’attacco. Il ministro degli Esteri afghano ha dichiarato che Kabul risponderà in modo proporzionato agli attacchi, segnando un punto di non ritorno nelle relazioni tra i due Paesi.
Il conflitto tra Afghanistan e Pakistan è in corso da mesi, caratterizzato da attacchi aerei e bombardamenti reciproci. La tensione si è ulteriormente intensificata con l’accusa del Pakistan nei confronti dell’Afghanistan di ospitare i combattenti del Tehrik-e-Taliban Pakistan, un gruppo militante che ha compiuto numerosi attacchi in territorio pakistano.
Le reazioni all’attacco sono state immediate e forti. Abdul Matin Qane ha descritto l’azione pakistana come “durissima”, paragonandola a un “pugno tra i denti”. Asif Ali Zardari ha affermato che il Pakistan ha “oltrepassato una linea rossa” con questa mossa, evidenziando la gravità della situazione.
In un contesto di crescente violenza, la Cina ha offerto la sua disponibilità a contribuire alla risoluzione delle tensioni tra i due Paesi, cercando di mediare in una crisi che potrebbe avere ripercussioni più ampie nella regione.
Le cifre dei morti e dei feriti non sono verificate e non è chiaro se l’attacco sia stato un errore di valutazione o un’azione deliberata. Dettagli rimangono non confermati.