‘Io, Don Chisciotte’ arriva al Teatro Morlacchi di Perugia

Mercoledì 6 e giovedì 7 novembre, in scena nel capoluogo umbro la poetica rilettura del capolavoro di Cervantes realizzata dal coreografo Fabrizio Monteverde per la Compagnia del Balletto di Roma

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Il 'Balletto di Roma' nella coerografia di Fabrizio Monteverde 'Io, Don Chisciotte'

PERUGIA- Io, Don Chisciotte, è il titolo dello spettacolo che fa tappa a Perugia in un doppio appuntamento mercoledì 6 e giovedì 7 novembre, alle ore 21, al Teatro Morlacchi per la Stagione dello Stabile dell’Umbria proposto dal Balletto di Roma.

Una poetica rilettura del capolavoro di Miguel De Cervantes, realizzata da Fabrizio Monteverde, uno dei coreografi più applauditi d’Italia, esponente di una generazione di talenti esplosa negli anni Novanta che svolge, da ormai oltre trent’anni, un lavoro di elaborazione stilistica e drammaturgica dal segno unico e riconoscibile. In questa versione, il celebre cavaliere errante non smette di incarnare la doppiezza, la confusione degli opposti. Al centro della scena, senza un significato presunto univoco, ci sono i rottami di una macchina abbandonata, cavallo da corsa dei nostri giorni, simbolo di un mondo in trasformazione continua. Sempre in bilico tra intenzioni logiche, razionali, ben espresse e azioni assurde, temerarie, Don Chisciotte, con il suo sguardo strabico sulla realtà, conquista la gloria attraverso avventure sconnesse e poco calcolate, imponendo la propria illusione sulla realtà con eroico sprezzo del ridicolo: elemento disturbante e artefice del caos, in fondo ci dimostra che ogni cosa, ogni persona è sempre altro da quello che dice di essere.

L’errore è verità e la verità è errore in una società che, soprattutto per un Don Chisciotte poeta, folle, mendicante come quello immaginato da Monteverde, è alla rovescia. Il mondo, del resto – così come la scena – è sempre diverso in base al punto di vista da cui lo guardiamo e la verità si manifesta solo nella libertà di muoversi al suo interno, una libertà incondizionata che testimonia l’inseguimento di un sogno, la ricerca del proprio io bambino, il desiderio infinito di amare. Io, Don Chisciotte, rappresenta la rivincita del senso individuale contro il dominio dell’astratta universalità delle leggi umane: una lotta contro i mulini a vento che diventa metafora della ricerca di un’identità, di quella persa dell’uomo fuori dal tempo, guerriero che combatte una guerra già finita e che si è smarrito nella pazzia dell’hidalgo o nell’ignoranza di un inedito e ambiguo Sancho Panza. Quel che la danza testimonia come imprescindibile è che l’azione dell’uomo non trova mai un fine e neppure una fine in senso assoluto, perché in fondo il bello -come dice Don Chisciotte –sta a impazzire senza motivo!.

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