Il 6 maggio 2026 è prevista una mobilitazione nel settore scolastico che coinvolgerà le prove Invalsi, attività considerate ordinaria di istituto. Questo sciopero solleva interrogativi su come verranno gestite le somministrazioni e le correzioni delle prove, compiti affidati al personale in servizio nella scuola.
Le prove Invalsi non rientrano nell’elenco dei servizi essenziali durante uno sciopero, il che significa che i docenti possono legittimamente aderire alla protesta. Tuttavia, il dirigente scolastico ha l’obbligo di informare la comunità scolastica sui possibili disagi causati dallo sciopero.
Il sindacato Cub ha già portato in tribunale due scuole per comportamento antisindacale riguardo le prove Invalsi, sottolineando che sostituire un docente in sciopero con altri colleghi per attività non indispensabili può essere considerato illegittimo. “Le prove Invalsi non migliorano la qualità della scuola”, ha dichiarato il sindacato.
In caso di sciopero, il dirigente può incaricare un altro insegnante disponibile a gestire la somministrazione o la correzione delle prove, ma solo in situazioni di emergenza, come una malattia. “Sostituire chi somministra le prove è possibile solo in casi gravi, come una malattia, e non perché uno esercita il proprio diritto di scioperare che è sacrosanto”, ha affermato Giulia Bertelli.
Il diritto di sciopero dei docenti è tutelato e non può essere annullato con soluzioni forzate. Inoltre, il personale ATA non può essere ‘precettato’ solo per aprire i plessi se tutti aderiscono allo sciopero.
La CISL ha dichiarato che “partecipare alle rilevazioni Invalsi è attività ordinaria”, ma i sindacati contestano l’efficacia di tali prove nel migliorare la qualità dell’istruzione. “La qualità dell’istruzione non si misura con test standardizzati bensì con: investimenti strutturali, riduzione del numero di alunni per classe, stabilizzazione del personale precario, libertà di insegnamento e inclusione reale”.
Le reazioni a questo sciopero sono diverse, con alcuni che sostengono la necessità di riforme nel sistema educativo e altri che vedono le prove Invalsi come uno strumento utile per valutare le competenze degli studenti. Dettagli rimangono non confermati.