Imprese in calo in Umbria: nel secondo trimestre del 2019 è -1,9%

L'80% sono microimprese. Malissimo l'edilizia (-22,5%), si salvano manifatturiero, servizi alle imprese e spedizioni

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PERUGIA – Calano le imprese registrate a livello congiunturale (-1,9%) registrate in Umbria nel secondo trimestre 2019. È quanto emerge dal cruscotto degli indicatori statistici elaborati da Unioncamere su dati Infocamere. Risultano infatti 1.273 iscrizioni di nuove imprese con una variazione negativa rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno (a livello nazionale la variazione è sempre negativa ma solo del -0,5%). Un dato comunque migliore – rileva Unioncamere – del -6,7% del secondo trimestre 2018 sullo stesso periodo del 2017. Le iscrizioni risultano in aumentano del 25,3% per le società di persone e del 3,3% per le imprese individuali, mentre le società di capitale perdono il 13,6% e le altre forme il 61,9%.

I settori positivi e negativi A livello settoriale – sempre secondo Unioncamere – calano le iscrizioni per costruzioni ( -22,4%), altri settori (-29,9%), turismo (-4,7%) e commercio (-4,6%). Buono è considerato l’aumento di iscrizioni nel manifatturiero con +21,7%, anche se superato dal +25,6% dei servizi alle imprese ma ancora più da un +40% del trasporto e spedizioni. Per quanto attiene alle cessazioni, il totale diminuisce dell’1,2% mentre in realtà quelle non di ufficio aumentano del 6,1% (con agricoltura, costruzioni e altri servizi come unici settori col segno meno). Analizzando le iscrizioni per tipologia le femminili risultano calare del 13,9%, le giovanili dell’1,6% e le straniere invece aumentano del 12,7%. Aumentano i fallimenti 42 conto i 32 del giugno 2018 (+31,3%), così come i concordati (+25%), gli scioglimenti e liquidazione (+12,5%); a livello nazionale si rileva una diminuzione dei fallimenti del 4%. L’apertura di nuove unità locali in regione ammonta a 523 contro il 299 delle chiusure, per un totale di 19.621 unità locali. A livello di addetti a fronte delle 50.619 imprese compresenti l’aumento è del 2,2% con una diminuzione solo nel settore assicurazioni con un -1,4%.

Il peso delle microimprese Da rilevare, secondo Unioncamere, che solo le micro imprese (fino a 9 addetti) hanno una variazione negativa dell’1,4%, mentre le piccole (da 10 a 49) registrano un +5,7%, le medie (da 50 a 249) un +6,1%, le grandi (oltre i 250) un +3,8%; anche in Italia perdono solo gli addetti delle micro (-2,4%). Dall’analisi al giugno 2019 sui dati di bilancio, risulta che il valore della produzione delle imprese compresenti nei bilanci degli ultimi tre anni (stesso insieme di bilanci nei tre anni 2018, 2017 e 2016) è di 4.987.165.243 in aumento rispetto al 2017 del 6,4%, di un punto inferiore all’aumento del 2017 sul 2016. Il 46,2% del valore della produzione viene creato dal settore manifatturiero, seguono il commercio con il 27,6%, i servizi alle imprese con il 7,1% e le costruzioni con il 6,8%. Le micro imprese, che ammontano al 78,5% del totale imprese compresenti negli ultimi tre anni, creano il 12,7% del valore della produzione con le grandi (solo l’1,3% delle imprese indagate) che arrivano invece al 42% del valore della produzione complessivo. Su un totale di 1.468 imprese indagate dall’analisi resa nota da Unioncamere, risulta in utile l’80,8% (1.186). Prendendo in considerazione solo quelle in utile l’analisi degli indici di bilancio evidenzia che il Roi più alto è quello delle imprese manifatturiere con 7,6%, a seguire quello del Commercio con 5,3% e dei Trasporti con 4,7%. La media del Roi del totale imprese in utile è del 6,3%, valore che risente positivamente dell’incidenza del settore manifatturiero.