Festa della Rete, sui social network “c’è un pericolo Isis”

A dirlo è Arturo Di Corinto, esperto del settore che sarà a Perugia

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Espulso cittadino albanese, inneggiava all'Isis e alla guerra di religione. Un 22enne albanese, residente a Riccione, che aveva più volte inneggiato all'Isis e che, in carcere, aveva manifestato deliri religiosi, è stato espulso dall'Italia
Militanti dell'Isis

PERUGIA – Campagne terroristiche realizzate tramite social network, cybercrimine come categoria di frode più diffusa in Italia in ambito economico-finanziario e cibersecurity: si parlerà anche di questo domani durante la prima giornata della Festa della Rete, in programma a Perugia fino all’11 novembre. L’esperto Arturo Di Corinto, direttore della comunicazione del Laboratorio nazionale di Cibersecurity, nell’annunciare la sua partecipazione in occasione dell’ evento, che per tre giorni farà di Perugia la capitale del web, parla di Cibersecurity definendola come “quell’insieme di tecnologie, programmi e
processi che hanno il ‘ compito’ di proteggere i computer e le reti informatiche da qualsiasi tipo di attacco esterno”.

Lo scrittore e psicologo cognitivo – interverrà all’incontro promosso da Cisco dal titolo “Cibersecurity: non chiederti se verrai attaccato, ma quando” – lancia un “allarme terrorismo” sui social in quanto “c’è un pericolo Isis su Instagram,  Whatsapp e Telegram” mentre su Twitter “il 20% dei profili è fasullo”. Il suo consiglio quindi è quello di “staccarsi dai social”, perché “non serve a niente”. Ciò che, secondo lui, risulta essere più dannoso è proprio l’utilizzo dei social network: “In Linkedin – dichiara l’esperto – esistono le ‘Honey Traps’ , ovvero le ‘Trappole di Miele’ : c’è la possibilità che finti manager cinesi contattino un utente, offrendogli di tutto per portarlo nei loro servizi segreti. Tutto ciò, ovviamente, se hanno qualcosa da dare in cambio, come nei casi di professori o ricercatori universitari. Su Instagram, invece, è presente l’Isis con tutti i suoi seguaci, che inviano messaggi e fanno proselitismo. Sui gruppi Whatsapp e sui canali Telegram è pieno di utenti che fanno propaganda sia in funzione terroristica, sia politico-comportamentale durante le elezioni. Twitter, infine, è devastata dai finti profili. Fra i social, comunque, quello più a rischio è Facebook, perché è stato pensato per una platea di consumatori di cui vendere l’ attenzione agli investitori pubblicitari”.

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