Fanny Ardant in scena al Teatro Cucinelli di Solomeo

Una delle più grandi attrici francesi, protagonista in esclusiva nazionale giovedì 19 dicembre alle ore 21 di 'Hiroshima mon amour' di Marguerite Duras per l'adattamento e regia di Bertrand Marcos

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Fanny Ardant protagonista al Teatro Cucinelli, in esclusiva nazionale, di 'Hiroshima mon amour'

SOLOMEO- Fanny Ardant, attesa ospite questa settimana nella nostra regione al Teatro Cucinelli di Solomeo. Una delle più grandi attrici francesi, è, infatti, la protagonista di Hiroshima mon amour il bellissimo e toccante testo tratto dalla sceneggiatura scritta da Marguerite Duras per l’omonimo film capolavoro di Alain Resnais. L’appuntamento, in esclusiva nazionale, è in programma giovedì 19 dicembre alle ore 21, per la Stagione di Prosa 2019-2020 organizzata dal Teatro Stabile dell’Umbria.

Un evento, senz’altro, particolare per uno spettacolo in francese con i sovratitoli in italiano che viene portato in scena nell’adattamento e regia curata da Bertrand Marcos.

Il film di Alain Resnais uscito nel 1959 alla fine degli anni Cinquanta, con interpreti principali Emanuelle Riva ed Eiji Okada, ha segnato l’atto di nascita della nouvelle vague, narra di due amanti a Hiroshima. Un architetto giapponese ed un’attrice francese trascorrono assieme un’intensa notte di passione. Da quel rapporto prende il via quella che sembra destinata ad essere una storia d’amore a lieto fine. Improvvisamente, quanto inevitabilmente, iniziano ad affacciarsi gli spettri del recente passato. Spettri che investono soprattutto la fragile ragazza parigina. L’evocazione degli orrori della bomba atomica si alterna ai ricordi della donna, al suo amore per un soldato tedesco nella Francia della seconda guerra mondiale

“Ho riscoperto il mio amore per Hiroshima -spiega il regista Bertrand Marcos- e sono stato totalmente preso dal potere di questo testo che trovo sia una delle opere più belle di Marguerite Duras che io abbia mai letto. Ho immediatamente immaginato Fanny Ardant interpretare queste parole fulminanti. Ho dovuto adattare il testo mantenendo la maggior parte della sceneggiatura scritta dalla Duras per arrivare a una versione che potesse avere senso in teatro. Vorrei che questa storia fosse ascoltata, semplicemente, senza artificio e senza l’intervento soggettivo del cinema. Far sentire il testo per quello che è, per le immagini che crea e per dare libero sfogo all’immaginazione di tutti”.

 

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