Le elezioni generali del 2026 in Perù, programmate per il 12 aprile, si svolgeranno in un contesto di profonda crisi politica e alta frammentazione. Prima di questo sviluppo, le aspettative erano già basse, con una disaffezione crescente tra gli elettori e una mancanza di fiducia nella classe politica.
Recentemente, le sondaggi hanno rivelato che quasi un terzo degli elettori non ha ancora deciso per chi votare. Keiko Fujimori emerge come la candidata leader, con un supporto oscillante tra l’11% e il 13%, seguita da Rafael López Aliaga, che si attesta tra il 9% e l’11,7%.
La competizione è intensa, con 35 candidati e 37 partiti politici registrati. La situazione è ulteriormente complicata dalla frammentazione del panorama politico, che ha visto il Perù avere otto presidenti in meno di un decennio, un chiaro segno di instabilità.
La seconda tornata elettorale è prevista per il 7 giugno, e oltre 27 milioni di peruviani sono chiamati a votare. Il voto è obbligatorio per i cittadini maggiorenni, il che rende la partecipazione elettorale ancora più cruciale.
Esperti come Alberto Vergara avvertono che “non ci sono candidati che producano entusiasmo, né piattaforme programmatiche solide”. Questo scenario ha portato a un clima di apatia e risentimento tra gli elettori, che si sentono sempre più disconnessi dai loro rappresentanti.
La crisi politica attuale ha radici storiche profonde e ha portato a una disaffezione generalizzata. La mancanza di proposte concrete per affrontare problemi prioritari, come la sicurezza cittadina e il debilitamento istituzionale, ha ulteriormente accentuato questa disconnessione.
In sintesi, le elezioni generali del 12 aprile 2026 rappresentano un momento cruciale per il Perù, riflettendo un sistema politico caratterizzato più dalla frammentazione che dalla competizione ideologica. Dettagli rimangono non confermati.