Economia umbra ancora a rilento. Bankitalia: “Diversi punti deboli”

Presentato il rapporto sulla congiuntura della regione: calano investimenti e consumi delle famiglie

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La sede perugina della Banca d'Italia

PERUGIA – Cresce a ritmo modesto l’economia umbra, un andamento ancora inferiore a quello dell’Italia. La nostra resta una tra le regioni più pesantemente colpite dalla crisi, soprattutto visto l’indebolimento dei consumi delle famiglie e degli investimenti. Tra i fattori strutturali che ancora frenano lo sviluppo dell’economia locale vi siano la bassa produttività del lavoro e il contenuto grado di innovazione delle imprese. Questo in estrema sintesi il quadro tracciato dalla Banca d’Italia, che ha presentato mercoledì a Perugia il suo consueto rapporto sulla congiuntura economica umbra.

Imprese e lavoro La produzione agricola si è stabilizzata, dopo la flessione del biennio precedente. Quella industriale ha mostrato un progressivo rallentamento: tra i comparti bene solo l’alimentare, l’abbigliamento e la siderurgia, trainati dal +8,7% delle esportazioni. Pesa il modesto andamento dei consumi delle famiglie, appena lo 0,6%. Alla debole fase di ripresa si sono associati livelli occupazionali ancora stazionari, a fronte dell’ulteriore crescita osservata in Italia (0,8%). Tra i lavoratori dipendenti sono tornate ad aumentare le assunzioni a tempo indeterminato, grazie all’elevato numero di trasformazioni di contratti a termine precedentemente avviati; all’aumento delle stabilizzazioni avrebbero contribuito anche gli sgravi contributivi per i giovani sotto i 35 anni di età e, nella seconda parte dell’anno, l’introduzione di limitazioni al prolungamento dei contratti a tempo determinato con il cosiddetto “Decreto Dignità”. Il tasso di disoccupazione è sceso al 9,2% (dal 10,5 del 2017), con il 9,3% delle famiglie che sono in uno stato di povertà assoluta.

La finanza pubblica Nel 2018 la spesa corrente degli enti territoriali è cresciuta dell’1,8%. Oltre ai costi per l’acquisto di beni e servizi sono aumentati quelli per il personale dipendente (+2,8%), anche a seguito dei rinnovi contrattuali. Nel settore sanitario tale incremento segue una lunga fase di stabilità; in prospettiva l’elevata età media e l’applicazione dei recenti provvedimenti legislativi in materia pensionistica (“quota 100”) potrebbero riflettersi negativamente sulla dotazione di personale. La spesa in conto capitale è aumentata dell’8,4%; vi ha contribuito la forte accelerazione nell’attuazione dei programmi comunitari, il cui stato di avanzamento rimane tuttavia inferiore a quello del resto del Paese e ai livelli raggiunti nel precedente ciclo di programmazione.

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