Coronavirus, nella provincia di Perugia aperte il 36% delle attività commerciali

I sindacati: "No a mascherine fai da te sul posto di lavoro"

0
293
coronavirus attività commerciali Perugia
L'interno di un supermercato

PERUGIA – A causa dell’emergenza coronavirus, solo il 36% delle attività commerciali della provincia di Perugia è rimasta aperta dopo il decreto del presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte dell’11 marzo. La misura ha sancito la sospensione delle attività commerciali ad esclusione di quelle considerate di prima ed indispensabile necessità. A fotografare la situazione nella provincia di Perugia, dopo l’entrata in vigore della misura di contenimento del contagio da coronavirus che impone, per le attività rimaste aperte, è il presidente della Camera di Commercio di Perugia, Giorgio Mencaroni.

Attività aperte Nella provincia di Perugia sono 5.487 gli esercizi commerciali e dei servizi alla persona rimasti aperti dopo i decreti anti Covid 19 del governo. Nella provincia perugina, sono oltre 10.224 le persone impiegate nel commercio che continuano ad andare a lavorare: 2.580 appartengono al Settore Alimentare, 456 alle Farmacie e altri 2.451 lavorano in esercizi per servizi alla persona, altri medicinali, articoli medicali e igiene personale. Si tratta del 36% di tutte le imprese commerciali della provincia. Il presidente della Camera di Commercio di Perugia Giorgio Mencaroni, in una nota, sottolinea il senso di responsabilità degli esercizi commerciali al rispetto delle disposizioni emanate dai dpcm. “Nei negozi – spiega il presidente – sono state adottate tutte le misure necessarie al contenimento del contagio: rispetto ferreo delle distanze tra clienti e personale addetto, sanificazione dei locali, addetti ai reparti muniti di mascherine, guanti e ogni altro strumento utile e necessario a garantire la salute loro e quella dei clienti”. Gli esercizi commerciali rimasti aperti nel mezzo dell’emergenza garantiscono gli approvvigionamenti in tutta la provincia, grazie soprattutto ai negozi di prossimità, che consentono ai cittadini di evitare lunghi spostamenti per fare la spesa, riducendo al contempo la possibilità di code e pericolose occasioni di contatto.

No mascherine fai da te A vigilare sulla salute dei lavoratori ancora in attività ci pensano i sindacati. Vincenzo Sgalla, segretario generale della Cgil dell’Umbria ha lanciato un appello: “No alle mascherine fai da te nei luoghi di lavoro”. Attraverso una nota, il sindacato fa sapere di aver ricevuto numerose segnalazioni da parte dei lavoratori preoccupati per l’utilizzo nelle loro aziende di mascherine non certificate. Sgalla ha approfittato della situazione per ribadire che nelle aziende che continuano ad essere aperte vanno rispettate nella maniera più rigorosa le prescrizioni previste dalle autorità sanitarie, a partire dalle dotazioni di ‘Dispositivi di protezione individuale a norma. Laddove ciò non sia possibile – ricorda il segretario – l’attività va sospesa, attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali.