Emergenza Coronavirus ed emergenza economica: le richieste di Confcommercio Umbria

Il presidente Giorgio Mencaroni: "Riconoscimento del danno indiretto, maggiore liquidità per le imprese e stop alla tassazione locale per tutto il 2020"

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Giorgio Mencaroni, presidente di Confcommercio (Foto di repertorio)

PERUGIA – “L’emergenza coronavirus ha già prodotto una vera e propria emergenza economica”: l’allarme arriva dal presidente della Confcommercio Umbria, Giorgio Mencaroni che chiede liquidità per le imprese e uno stop alla tassazione locale per tutto il 2020. 

Danno indiretto Come già accaduto per il terremoto del 2016, Confcommerco Umbria torna a chiedere il riconoscimento del danno indiretto per tutte le imprese che, in questo momento di emergenza sanitaria, hanno dovuto chiudere i battenti o comunque si trovano nelle condizioni di non poter produrre fatturato. “Ci troviamo in una emergenza sanitaria, economica e sociale a livello globale che non ha precedenti – commenta il presidente di Confcommercio Umbria Giorgio Mencaroni –, per questo occorre mettere in campo misure eccezionali, parametrate alla eccezionalità della situazione”. Oltre alle misure contenute nei decreti del governo, Mencaroni invoca ulteriori aiuti alle imprese a cominciare, appunto, dal danno indiretto. Tra le richieste di Confcommercio Umbria ci sono anche altri meccanismi straordinari di indennizzo per i lavoratori autonomi e professionisti, l’allargamento anche ai professionisti di misure come il credito d’imposta sui contratti di locazione, misure per garantire liquidità alle imprese, per consentire il mantenimento dei livelli occupazionali, gli approvvigionamenti e di onorare i pagamenti nei confronti dei fornitori.

Tasse locali Un ulteriore capitolo è quello della tassazione locale.  “Abbiamo già chiesto alla Regione – dice Mencaroni – di farsi parte diligente per un coordinamento dei Comuni umbri perché tutti si adoperino per uno stop della tassazione locale per tutto il 2020: Imu, Tari, tassa sulle insegne e per l’occupazione del suolo pubblico. La sospensione non è una misura sufficiente per attività che non sono nelle condizioni di produrre reddito – scrive Mencaroni-. Ci devono spiegare come possono pagare la tasse sui rifiuti, o quella sulle insegne, gli esercizi che sono chiusi. Se i rifiuti non sono prodotti perché l’attività è chiusa, allora la Tari si configura come una ulteriore insostenibile tassa sugli immobili. Per quanto riguarda l’Imu – conclude mencaroni – per le imprese, gli immobili sono fattori di produzione, che in questo momento è ferma. Questa è la verità”.