Carabiniere morto per inseguire un ladro, il ricordo dello zio: l’Arma era la sua ragione di vita

Piero Reali, lo zio di Emanuele, racconta la passione del nipote per la divisa: "Per noi era un eroe"

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CASCIA – “L’Arma dei carabinieri era la ragione di vita” di Emanuele Reali, il carabiniere di 34 anni, di origine umbre, travolto e ucciso da un treno mentre inseguiva un ladro in fuga a poche centinaia di metri dalla stazione di Caserta. A raccontare all’ANSA l’amore e la passione per la divisa, che da sempre accompagnava il vice-brigadiere, è lo zio Piero Reali, consigliere comunale di Cascia. In lacrime, ricorda la “dedizione assoluta” di Emanuele per “il suo lavoro” sottolineando come fosse “uno che non si tirava mai indietro”. “Per noi – ha aggiunto – era considerato un eroe e l’ha dimostrato anche con questo ultimo gesto”.

Emanuele Reali con la moglie Matilde

Emanuele Reali era nato a Rieti, ma la madre è originaria di Poggiodomo e il padre, Vittorio, di Monteleone di Spoleto, anche se da alcuni anni si è trasferito a Cascia.
“Mio nipote da alcuni anni prestava servizio a Caserta – racconta ancora lo zio Piero – e sapevamo che svolgeva un servizio delicato in un contesto non semplice, ma in Campania si era costruito anche la sua famiglia. Qui aveva conosciuto la moglie Matilde e dal loro matrimonio sono nate due bimbe di due e quattro anni”. Ma Emanuele non aveva mai troncato il suo legame con la Valnerina. “L’ultima volta che siamo stati insieme – racconta
ancora Piero Reali – è stato un paio di mesi fa, in occasione del matrimonio di mia figlia, ma lui tornava appena poteva e soprattutto tornava a Cascia anche per dilettarsi nel suo hobby
preferito, la caccia”.

In queste ore emerge anche un particolare che fa sospirare lo zio Piero. “Mezzora prima di finire contro quel treno – racconta – mio nipote aveva chiesto al suo collega di farsi un selfie e questo sta a testimoniare una volta di più il suo spirito sempre positivo nell’approcciarsi al lavoro”. Intanto a Cascia c’è il dolore per la perdita di questo “figlio”. Ed è il sindaco Mario De Carolis a spiegare quanto Emanuele fosse ben voluto dalla gente. “Era un ragazzo buono e generoso – sottolinea -, un esempio per tutti”.