Bankitalia, l’Umbria avanti piano: il Pil cresce dell’1,1%, stabile l’occupazione

Presentato l'annuale report sull'economia regionale: tra i settori ancora in calo c'è il turismo, che ancora risente degli eventi sismici. Disoccupazione in aumento al 10,5%

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Un momento della presentazione del report di Banca d'Italia alla sala dei Notari

PERUGIA Presentato questa mattina l’annuale report di Bankitalia sull’economia regionale. Nel 2017 le condizioni dell’economia umbra sono migliorate, favorite dal consolidamento di consumi e investimenti e dall’espansione delle esportazioni. Secondo le prime stime disponibili il prodotto interno lordo regionale è cresciuto dell’1,1% (dopo il +1,5 complessivo del biennio 2015-16). Le attese degli operatori prefigurano un’evoluzione positiva anche per l’anno in corso, seppure in un clima di maggiore incertezza.
La crescita si accompagna a un aumento dell’eterogeneità degli andamenti aziendali: situazioni di difficoltà che ancora producono numerose uscite dal mercato coesistono con un nucleo di imprese solidamente agganciate alla ripresa; queste ultime, in prevalenza di medio-grandi dimensioni operanti nel perugino, realizzano investimenti, sono aperte ai mercati esteri e non risentono di vincoli finanziari.

Le imprese La produzione di beni e servizi ha continuato ad aumentare per il terzo anno consecutivo, evidenziando una progressiva accelerazione. Tra i settori, i risultati migliori sono stati ottenuti dall’industria, il cui fatturato è cresciuto del 3,1% (+0,4 nel 2016) grazie all’irrobustimento degli ordini esteri ed interni; per la prima volta dopo lungo tempo, questi ultimi hanno mostrato la dinamica migliore. La spesa per investimenti si è intensificata, soprattutto nel settore industriale (+10,1%), seppure in misura poco diffusa. L’incremento è stato favorito dal rafforzamento della situazione economica e finanziaria delle imprese, dalla riduzione dei margini di capacità produttiva inutilizzati e dalle misure governative di incentivo; di queste ultime ha beneficiato una quota di aziende inferiore alla metà di quella registrata nel resto del Paese. Nonostante il recupero di parte della flessione accumulata durante la recessione, la manifattura umbra si connota per livelli di produttività inferiori rispetto al resto del Paese in quasi tutti i comparti, con riflessi anche sulla competitività internazionale. Nell’ultimo decennio la quota di mercato delle esportazioni regionali è scesa in misura significativa (-2,7%), anche per la ridotta capacità degli operatori di adattarsi ai cambiamenti del commercio mondiale e per il forte orientamento alle destinazioni più mature, dove la domanda è cresciuta meno. Il favorevole andamento dei consumi (+1,3%), specie di beni durevoli, ha sostenuto le vendite nel commercio. Il turismo ha continuato a risentire del calo di visitatori a seguito degli eventi sismici (-10,3% nel 2017); solo a partire dai mesi finali dell’anno i flussi sono tornati prossimi ai livelli ante terremoto. Per rilanciare la propria attività quattro strutture ricettive su dieci hanno realizzato iniziative promozionali, concretizzatesi nella gran parte dei casi in offerte dal lato dei prezzi. Si è prolungata la contrazione dell’attività nell’edilizia sia pubblica sia residenziale, che non ha ancora tratto impulso dalle opere per la ricostruzione.

Il mercato del lavoro Dopo il calo osservato nel 2016, lo scorso anno i livelli occupazionali sono rimasti sostanzialmente stabili (+0,2%), a fronte dell’ulteriore crescita osservata nel Paese (+1,2). È aumentato solo il lavoro dipendente (+2,5%), nelle forme contrattuali a termine. L’Umbria si caratterizza per una quota di popolazione laureata superiore alla media nazionale (15,4 contro 13,6%), a cui si associa una domanda da parte delle imprese più orientata alla ricerca di operai specializzati. Il tasso di disoccupazione è salito al 10,5%, per l’aumento della partecipazione al mercato del lavoro, in particolare in provincia di Terni, tra le donne e i giovani.

Le famiglie Nel 2017 il reddito delle famiglie si è stabilizzato, dopo la crescita del biennio precedente. Il contestuale incremento dei consumi indica una quota inferiore destinata al risparmio; questo si è ancora diretto verso investimenti a basso rischio e prontamente liquidabili. La maggiore spesa è stata finanziata anche ricorrendo all’indebitamento: i flussi di credito al consumo sono aumentati a ritmi sostenuti per il secondo anno consecutivo; di contro, quelli relativi ai mutui sono tornati a flettere, in connessione con la diminuzione delle compravendite di abitazioni (-1,3%).

Il mercato del credito L’espansione del credito erogato in regione (+2,5%) riflette le accresciute istanze delle aziende di maggiori dimensioni per il sostegno di capitale circolante e investimenti e delle famiglie per l’acquisto di beni di consumo. Le condizioni di accesso sono risultate progressivamente più distese, anche se le banche hanno mantenuto politiche d’impiego selettive, garantendo disponibilità di prestiti alla clientela meno rischiosa. È proseguita la riconfigurazione della rete territoriale; al calo degli sportelli, in atto da tempo, è corrisposto un maggior ricorso all’operatività on line da parte della clientela. La qualità del credito sta gradualmente migliorando, in connessione con la ripresa dell’attività economica; l’ammontare dei crediti anomali (pari al 23,4% dei prestiti complessivi) e i flussi di deterioramento (3,1% del credito di inizio anno) sono ulteriormente diminuiti sebbene rimangano elevati nel confronto con l’Italia, specie per i finanziamenti all’edilizia.

La finanza pubblica La spesa delle Amministrazioni locali umbre si è ridotta (-3% l’anno nel periodo 2014-16) riflettendo l’andamento del costo del personale e degli investimenti; questi ultimi, sulla base delle informazioni provvisorie disponibili, si sono ulteriormente contratti nel 2017 nonostante l’allentamento dei vincoli di bilancio. Ha invece continuato a incrementarsi la spesa sanitaria (+1,1% l’anno), la cui qualità si è confermata soddisfacente. -Il grado di avanzamento dei Programmi operativi finanziati con fondi strutturali europei risulta molto contenuto: le risorse impegnate in progetti avviati o in fase di avvio ammontavano alla fine dello scorso anno al 20% della dotazione totale; si tratta della quota più bassa tra le regioni italiane, inferiore alla metà della media nazionale. Le entrate correnti degli Enti territoriali sono cresciute (+1,1% l’anno nel periodo 2014-16), per effetto dei maggiori trasferimenti dallo Stato; lo scorso anno la crescita ha accelerato. L’onere della fiscalità locale per le famiglie è rimasto invariato, su livelli inferiori alla media delle altre regioni.

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