Ast, Fiom contro soluzioni “preconfezionate” per Terni. Giovedì incontro al Mise

Il sindacato risponde a Patuanelli: "Player italiani non rappresentano di per sé una garanzia"

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TERNI – A seguito dell’informativa alla Camera dei Deputati del ministro Stefano Patuanelli sulla situazione vendita di Ast, risponde il sindacato che giovedì 28 maggio sarà al Ministero dello sviluppo economico per parlare dello stabilimento di Terni.

Fiom Cgil di Terni “Il confronto previsto per il 28 maggio non può avere soluzioni preconfezionate e ‘gli italiani’ non rappresentano di per sé una garanzia”, scrive in una nota la Fiom Cgil di Terni, esprimendo preoccupazione per le dichiarazioni del ministro allo sviluppo economico Stefano Patuanelli. La questione è stata affrontata durante l’assemblea generale del sindacato metalmeccanico, alla presenza del segretario generale della Cgil di Terni, Caludio Cipolla e del segretario nazionale Fiom e responsabile siderurgia, Gianni Venturi. “Il 28 maggio – si legge nella una nota – saremo al Mise per ribadire la strategicità delle produzioni di Terni, l’unicità del sito, la salvaguardia dei livelli occupazionali e salariali dei diretti e degli indiretti. Oltre all’individuazione preferibilmente di un player o partner
europeo o mondiale e comunque che abbia la capacità di competere nei mercati globali e a cui interessi produrre a Terni, insieme ad investimenti certi per traghettare l’azienda fino al momento della vendita”.

Sulla vendita La Fiom-Cgil sottolinea “la difficoltà del momento, poiché – continua – a guidare il processo di vendita rimane lo stesso management che solo pochi giorni fa garantiva investimenti e sviluppo dopo la cessione del comparto elevator”. Viene quindi chiesto “un impegno diretto del Governo affinché intervenga per costruire una interlocuzione con i massimi vertici della casa madre ThyessenKrupp”. “Guardiamo con favore a qualunque aiuto di Stato che possa favorire il passaggio con le garanzie richieste
dalle organizzazioni sindacali, purché – conclude la Fiom – gli stessi non siano finalizzati a fare cassa e a garantire i livelli occupazionali solo nel breve periodo”.

 

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