Ast, cassa integrazione per 1.220 lavoratori. I sindacati: “Accordi non rispettati”

L'ad Burelli ha comunicato la scelta ai segretari provinciali. Pesano le difficoltà sul mercato internazionale. Interviene la Regione

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L'ingresso di Ast Terni

TERNI -Cassa integrazione ordinaria, dal 30 settembre e per un “periodo presumibile di 13 settimane”, per una media settimanale di 1.200 dipendenti, tra impiegati e operai, all’Ast di Terni: ad annunciare formalmente la richiesta con una lettera inviata a rsu, Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Ugl e Usb e a Confindustria, è la direzione aziendale.

Misura temporanea L’azienda spiega che a causa “di una temporanea contrazione del mercato di riferimento che ha determinato il conseguente calo delle commesse di lavoro, registratosi ormai da qualche tempo e proveniente soprattutto da parte della committenza abituale, nonostante gli sforzi per reperire nuove ed alternative occasioni di lavoro” si trova nella condizione “di dover procedere ad una riduzione dell’ attività produttiva”. L’ azienda, nell’ individuare il personale da porre in sospensione – si legge ancora nella lettera – “si atterrà a criteri oggettivi, derivanti dalle professionalità coniugate alla quantità delle lavorazioni di volta in volta da eseguire”.

La risposta della Fiom Cgil “Questa situazione, che non rispetta quanto preventivato prima della fermata estiva, è riconducibile, secondo lo stesso amministratore di Ast, alle difficoltà di mercato globali, anche legate alle politiche sui dazi, che da tempo stanno rendendo il portafoglio ordini di Ast volatile e instabile. L’azienda, a fronte di questa situazione, intende anticipare tutti gli ordinativi di ottobre sul mese di settembre e contestualmente aprire una Cassa integrazione guadagni da ottobre 2019 per gestire le difficoltà. A nostro avviso la scelta di anticipare tutti gli ordinativi, attraverso la saturazione impiantistica con relativa piena produzione, ha come obiettivo quello di contenere e mitigare il più possibile un bilancio economico purtroppo non positivo come negli anni passati. Rispetto allo scarico di ordinativi invece pensiamo che oltre agli aspetti legati alla crisi di mercato, ai prezzi, ai dazi e alle difficoltà globali, ci sia anche una parte di responsabilità del management di ThyssenKrupp e di Ast. Come più volte evidenziato in questi anni, siamo stati di fronte ad un gruppo dirigente che spesso ha curato l’immagine aziendale, rappresentando una situazione spesso non rispondente alla realtà e non sempre affrontando in modo serio le problematiche legate agli aspetti industriali, di mercato, commerciali, produttivi, impiantistici, degli appalti e dell’organizzazione del lavoro. È preoccupante come, a fronte di dati forniti da esperti di settore, che indicano un aumento dei consumi di acciaio inox nel mondo mediamente del 6%, ma anche rispetto alle strategie commerciali e di mercato messe in campo dai competitor europei, Ast, con il potenziale che può esprimere, ‘galleggi’ in attesa che ‘passi la nottata’. Comprendendo le difficoltà anche legate alla situazione confusionaria in cui versa ThyssenKrupp, riteniamo che tutto ciò non possa sempre ricadere sui lavoratori, che come al solito sono chiamati a sacrifici per colpe certamente non loro. Come Fiom crediamo che l’annunciata cassa integrazione dovrà essere accompagnata da una discussione per chiarire gli obiettivi dei volumi per l’anno 2019/2020. Ciò è necessario perché, qualora le difficoltà non fossero contingenti e temporanee, ma al contrario fossimo di fronte ad un problema strutturale, potrebbero allora venire meno anche gli impegni che Ast ha sottoscritto al Ministero nel recente accordo”.

La Regione “Apprendo con stupore e sconcerto che Ast, a partire dal 30 settembre e per un periodo presumibile di 13 settimane, aprirà la procedura di cassa integrazione per una media settimanale di 1200 dipendenti”: lo afferma il presidente della Regione Umbria, Fabio Paparelli che stamani, ha espresso direttamente all’ad di Ast, Massimiliano Burelli, il suo disappunto per le modalità – non proprio improntate alla correttezza dei rapporti istituzionali – con cui è stata appresa la notizia.

Modalità “Al netto delle motivazioni addotte, che comunque determinano apprensione, – dice il presidente Paparelli –  le modalità con le quali si è proceduto rischiano di produrre uno strappo, sia con le OO.SS, che con le Istituzioni, proprio in un momento di rinnovo del Governo e nel quale, riteniamo, sarebbe invece opportuno ricercare tutte le sinergie possibili evitando lacerazioni e conflitti sociali”. “È evidente – ha aggiunto –  che la responsabilità sociale di impresa si esercita, soprattutto nel caso delle ‘Acciaierie’ che hanno segnato e speriamo continuino a segnare il destino e lo sviluppo di un’intera comunità, anche attraverso una formale correttezza dei rapporti che, obiettivamente, riteniamo in questo caso essere venuta meno”.

Tavolo “Voglio esprimere – ha dichiarato inoltre Paparelli – la solidarietà e vicinanza alle maestranze che, ancora una volta, sono chiamate a sacrifici”. Con l’obiettivo di una valutazione comune dei fatti determinatesi e delle iniziative da assumere, il presidente Paparelli ha convocato per lunedì 9 settembre, alle ore 15,30, nella sede della Giunta regionale di Palazzo Donini a Perugia, un Tavolo con le Organizzazioni sindacali.

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