Arresti sanità, ecco perché Bocci, Duca e Valorosi restano ai “domiciliari”

Il pericolo di inquinamento da parte dei tre indagati dell inchiesta sui presunti concorsi pilotati all'ospedale di Perugia "è elevatissimo": lo sostiene il tribunale del Riesame di Perugia

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Gianpiero Bocci

PERUGIA – Il pericolo di inquinamento da parte dei tre indagati dell’ inchiesta sui presunti concorsi pilotati all’ospedale di Perugia “è elevatissimo”: lo sostiene il tribunale del Riesame di Perugia motivando la decisione di rigettare la richiesta di revoca della misura cautelare avanzata dall’ ex dg dell’Azienda ospedaliera Emilio Duca, dall’ex direttore amministrativo Maurizio Valorosi e dall’ ex segretario del Pd umbro Gianpiero Bocci, tutti agli arresti domiciliari. “Misure cautelari meno afflittive – scrivono i giudici – permetterebbero a Emilio Duca, Maurizio Valorosi e Gianpiero Bocci di muoversi liberamente sul territorio e di continuare a coltivare relazioni con altre persone, soprattutto pubblici ufficiali, allo scopo di acquisire ulteriori notizie sull’attività investigativa per impedire o ostacolare l’acquisizione di ulteriori fonti di prova”. “Gli indagati – si legge nel provvedimento del Riesame – se non sottoposti all’ attuale misura cautelare possono occultare o distruggere documenti e, in ogni caso, ostacolare l’individuazione degli stessi anche attraverso incontri con altre persone”. “Il pericolo di inquinamento delle indagini è elevatissimo e su di esso la valutazione di questo tribunale – scrivono i giudici – sarebbe stata di segno diametralmente opposto solo se gli indagati, ammettendo le proprie responsabilità, avessero fatto piena luce sulla rete di complicità che gli ha sostenuti nel corso dell’ indagine”.