Arresti sanità, dimissioni Marini: è stallo nel Pd. Il 7 maggio voto in Consiglio

Accettare o rifiutare le dimissioni: nella maggioranza non c'è ancora una linea

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La presidente Catiuscia Marini

PERUGIA – In merito alle dimissioni della presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, non è emersa ancora una decisione unitaria da portare in Assemblea legislativa regionale il prossimo 7 maggio dopo la riunione di stamani da parte dei capigruppo della maggioranza nel consiglio regionale umbro. Ci saranno ancora ulteriori incontri e soprattutto quello più importante richiesto con la stessa Marini per mettere a punto alcune questioni. Fermo restando il fatto che “c’è unità nel sostenere l’ex presidente”, prosegue quindi il confronto nel centrosinistra in attesa della discussione in Aula in merito alle sue dimissioni dopo la vicende relative alla sanità umbra.

Disponibilità condizionata Mentre Gianfranco Chiacchieroni (Pd) sottolinea il lavoro che si sta facendo “in una fase complicata e difficile, per arrivare ad una sintesi, dando risposte ai cittadini e nell’interesse della regione anche con un percorso che coinvolga la Marini”, Silvano Rometti (Ser) e Attilio Solinas (Articolo1) continuano a dare la loro disponibilità ma ponendo alcune condizioni. Il 16 aprile scorso, e prima delle dimissioni, con una nota congiunta Chiacchieroni, Rometti e Solinas avevano confermato la fiducia alla presidente della Giunta e al suo operato in giorni in cui era sottoposta ad una forte pressione mediatica. Anche se “rimane in linea di principio la contrarietà alle dimissioni”, ora – dicono – la situazione è cambiata così come le riflessioni in merito alle varie questioni sul tavolo. “Io non vado a votare contro le dimissioni se non ci sono garanzie politiche di un sostegno del Pd e se non si capiscono bene comunque le intenzioni della Marini” spiega Solinas per poi aggiungere: “Al prossimo incontro ci dovrà essere anche lei e dovrà essere chiaro un sostegno o meno del Pd regionale e nazionale senza delegittimazioni”. Anche Rometti ha messo l’accento su questi temi, così come su un necessario “segnale netto di discontinuità con il passato”. “L’idea – ha detto Rometti – è quella di votare per respingere le dimissioni ma è necessario che il Pd faccia capire le sue intenzioni, così come Marini. Si può ragionare, infatti, per un percorso che vada a completare la legislatura in modo ordinato ma solo se stiamo dentro una strategia di compattezza e di forte discontinuità”.