A Perugia il VII Meeting promosso dalla pastorale della salute

Il titolo dell'evento è "Portate i pesi gli uni degli altri"

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PERUGIA – Dodici associazioni hanno aperto questa mattina, domenica 2 giugno (fino a sera), nella centralissima piazza IV Novembre di Perugia, il 7° Meeting promosso dall’Ufficio diocesano per la pastorale della salute. Queste associazioni, operanti nel campo dell’assistenza socio-sanitaria, hanno allestito dodici stand in piazza dove i visitatori possono conoscere la storia e le attività di ciascuna. Si tratta delle associazioni e delle organizzazioni Alice Umbria, APV, Avanti Tutta, Caritas, Comitato per la vita “Daniele Chianelli”, Croce Rossa Italiana, Confraternita della Misericordia di Magione e Olmo, UNITALSI, Fontenuovo, Casa Padre Pio di Castel del Piano, AIFI Insieme Fratelli Indios e Comunità di Capodarco.

Il programma Il Meeting, come ogni anno, è un’occasione sul territorio diocesano di riflessione e di festa rivolta agli ospiti, agli operatori e volontari delle strutture di accoglienza per anziani, malati e disabili e alle loro famiglie. «Questo Meeting – spiega il dottor Stefano Cusco, direttore dell’Ufficio per la pastorale della salute – vede vari momenti: una conferenza pomeridiana (ore 15), alla Sala dei Notari, di don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale Cei, sull’animazione della pastorale della salute nel territorio. A seguire alcune testimonianze di operatori pastorali e la celebrazione eucaristica nella cattedrale di San Lorenzo. Dopo la cena nel chiostro di San Lorenzo, lo spettacolo canoro-musicale “Mille voci per la bontà” animato dalle corali delle sette Zone pastorali dell’Archidiocesi sulla gradinata della cattedrale, con la partecipazione del tenore fra’ Alessandro Brustenghi».

La conferenza Evento di preparazione al 7° Meeting è stata la conferenza dal titolo: “Portate i pesi gli uni degli altri”. Volti della sofferenza, vie della consolazione, che si è tenuta nel fine settimana. Sono intervenuti il vescovo ausiliare mons. Marco Salvi e il professor Luigi Alici, ordinario di Filosofia morale all’Università di Macerata, introdotti dal dottor Marco Dottorini, presidente AMCI Perugia e membro dell’Ufficio diocesano per la pastorale della salute.

L’amore legge divina Mons. Salvi, nel commentare il tema della conferenza, tratto dalla lettera di san Paolo ai Galati, ha parlato di «una legge divina vera e propria», quella «dell’amore: “Amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amato” (Gv 13, 34). È da questa prospettiva che trova valore il farsi prossimo – ha sottolineato il vescovo ausiliare –, il portare i pesi gli uni degli altri. Senza l’amore profondo che viene dal Signore e che deve circolare orizzontalmente all’interno della Chiesa e della società, si rimane su un piano prettamente umano, privo di senso divino ed escatologico. La solidarietà umana può nascere certo da un sentimento naturale di pietas, ma essa trova robusta radice e nutrimento solo se innestata nell’amore divino. Questo comando primigenio calato nel cuore dell’uomo, se valorizzato e accolto, ci trasforma in uomini e donne di condivisione e di fraternità. Portare i pesi gli uni degli altri è, in qualche modo, la concretizzazione, il risvolto pratico e visibile, di un amore coltivato e alimentato nel nostro essere più intimo, come Gesù ci chiede». Il Signore chiede, ha evidenziato mons. Salvi, di «chinarsi, fermarsi dinanzi a chi ci sta di fronte: “commuoversi” e, in qualche forma, “immedesimarsi” in quel volto sofferente».

Il buon Samaritano «L’immagine evangelica dell’uomo aperto alla solidarietà – ha proseguito il presule – è senza dubbio quella del buon Samaritano, che si china sull’uomo ferito e lo cura; non “passa oltre”. Ci ha ricordato san Giovanni Paolo II, nella Salvifici doloris, che “se il Signore Gesù, che ben conosce l’animo umano, sottolinea questa commozione, vuol dire che essa è importante per tutto il nostro atteggiamento di fronte alla sofferenza altrui. Bisogna, dunque, coltivare in sé questa sensibilità del cuore, che testimonia la compassione verso un sofferente”. Fermarsi dinanzi ai volti della sofferenza significa anche trovare le vie per portare consolazione: aiutare concretamente a lenire e sanare la sofferenza umana». Citando papa Francesco, mons. Salvi ha ricordato che «il dolore ha senso se lo si vive “con fiducia e speranza” in Dio, che ha il potere di trasformarlo addirittura in un’esperienza di bene e di valore per altri».

I luoghi dei drammi profondi Rivolgendo il suo pensiero ai “protagonisti” del Meeting, il vescovo ausiliare ha ringraziato «quanti sono impegnati in questo “ministero”, cioè servizio professionale, per la cura dei malati e di quanti sono nella sofferenza fisica o morale. Pensando ai luoghi del dolore, mi vengono in mente subito gli ospedali, le case di cura, gli hospice, ma anche tanti luoghi dove si consumano drammi profondi di tipo interiore e non solo fisico, miserie umane, spirituali e sociali di emarginazione». E concludendo il suo intervento, mons. Salvi ha ringraziato, anche a nome del cardinale Gualtiero Bassetti, i membri dell’Ufficio diocesano di pastorale della salute «per la loro opera di sensibilizzazione e per queste preziose giornate rivolte alla riflessione sul mondo della salute e della solidarietà».

La sfida più impegnativa «Consolare l’inconsolabile – ha sottolineato nella sua relazione il professor Luigi Acili – è la sfida più impegnativa della Pastorale della salute, che non può scappare davanti al dato crescente delle persone che muoiono nella disperazione. E’ la prova della nostra fede: Il male non è l’ultima parola, perché non è stata la prima. E l’annuncio passa per una presenza gratuita capace di ascoltare, abbracciare, sorridere anche quando lo stato d’incoscienza impedisce una cooperazione esplicita da parte del morente. Quando tutto sembra perduto ed inutile, si accende un dialogo silenzioso fra dedizione e gratitudine, luce che a una società utilitaristica manca, una luce importante nel firmamento della Misericordia che rappresenta un atto politicamente sovversivo, perché ci dice che può esserci un altro modo di stare insieme».

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