2 giugno. Torna anche in Umbria ‘Voler bene all’Italia’

In occasione della Festa della Repubblica Italiana, si ripete l'appuntamento organizzato da Legambiente con la Festa dei Piccoli Comuni, custodi di cultura, identità, bellezza, natura

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Il borgo di Poggiodomo, uno dei sessantadue piccoli comuni della Regione Umbria

PERUGIA- Riconnettiamo il Paese, è lo slogan, scelto quest’anno, da Voler Bene all’Italia, la Festa dei piccoli comuni promossa da Legambiente, con Uncem e Symbola e un vasto comitato, e che dal 2004 si celebra il 2 giugno in occasione della Festa della Repubblica.

Oggi più che mai, dopo la lunga emergenza provocata dal Corona Virus, Voler Bene all’Italia interpreta l’urgenza di un percorso comune di rinascita, che vede le comunità e i territori ancora più decisivi per la ripartenza del nostro Paese, e la Festa della Repubblica rappresenta una grande occasione di coesione per stare affianco ai piccoli comuni.

Durante la pandemia e il lockdown di questi mesi, quattro quinti della popolazione dei piccoli comuni hanno dovuto fare i conti una connessione faticosa e frammentata e ora sono quelli che, per esempio, più rischiano in termini di svantaggio formativo. Secondo i dati elaborati per Legambiente dal Centro Studi Caire, tra i piccoli comuni, dove la domanda è servita solo al 17,4% a fronte di una media del Paese del 66,9%, il divario digitale è pesante. In questa sedicesima edizione speciale di Voler Bene all’Italia, dove la piazza del paese diventa necessariamente una grande piazza virtuale, Legambiente insieme a UNCEM, Symbola, Unpli, Borghi più belli d’Italia, Anci, Touring Club e Borghi Autentici, lancia l’appello , sottoscritto ad oggi da oltre cento piccoli comuni, per evidenziare le pericolose disuguaglianze e fratture sociali che il digital divide comporta.

“Vogliamo segnalare con forza -dichiara Vanessa Pallucchi, vice presidente di Legambiente- quanto oggi sia ancora più importante valorizzare le connessioni e le interdipendenze tra centri urbani e territori e rompere l’isolamento reale e culturale in cui i piccoli comuni sono stati lasciati da troppi anni di politiche disattente, ma soprattutto quanto sia urgente creare le condizioni per completare il piano per la banda ultralarga, che oggi abbiamo visto essere una condizione per l’esercizio della cittadinanza e l’accesso ai servizi”.

Sono sessantadue i piccoli comuni dell’Umbria al di sotto dei cinquemila abitanti: sono per lo più montani, caratterizzati da borghi storici, custodi di cultura, identità, bellezza, natura.

C’è il piccolissimo Poggiodomo, nel cuore della Valnerina, con i suoi cento abitanti, che si trova in una delle aree naturali di maggior pregio della regione, quella del Coscerno Aspra. Ci sono quelli che ancora aspettano di rinascere dalle macerie del terremoto del 2016, come Norcia, Cascia, Preci. C’è Giove, la nostra zona rossa dell’emergenza Covid, i cui abitanti hanno dato una importante lezione di senso civico e responsabilità. Ci sono anche quelli come Bevagna, Bettona, Montone, Parrano, Vallo di Nera, raccontati sulle riviste patinate internazionali. Ci sono quelli che insistono nelle aree protette della regione, come Arrone, Ferentillo, Montefranco nel Parco Fluviale del Nera; Costacciaro, Sigillo, Scheggia e Pascelupo e Fossato di Vico nel Parco regionale del Monte Cucco; Tuoro e Panicale nel Parco regionale del Trasimeno; Montecchio, Guardea, Alviano e Monte Castello di Vibio nel Parco regionale del Fiume Tevere; Allerona, Ficulle, Parrano, San Venanzo, Castelviscardo, Montegabbione e Fabro nel Sistema Territoriale di Interesse Naturalistico Ambientale (S.T.I.N.A.), che aspettano da oltre vent’anni che la Regione Umbria investa risorse ed energie nella valorizzazione e la conservazione del capitale naturale.

“I nostri piccoli comuni -dichiara Brigida Stanziola, direttrice di Legambiente Umbria-rappresentano il patrimonio più prezioso della nostra regione. Rappresentano la nostra identità, sono i custodi di cultura, natura e bellezza. Sono anche i più fragili, con una popolazione prevalentemente anziana, con una carenza cronica di servizi. La pandemia, ha posto all’attenzione di tutti la necessità di ripensare l’organizzazione e la fruizione dei territori e in questo anche il ruolo che svolgono i piccoli Comuni nella tenuta delle comunità, nella qualità della vita e delle produzioni e ponendoli come strategici nel percorso di rilancio dell’intero sistema regionale e del Paese. Il futuro dell’Umbria, non può che ripartire dai suoi piccoli Comuni, dal suo straordinario policentrismo e l’armonico modello di urbanità, dal patrimonio culturale e naturale di questi piccoli borghi -conclude Brigida Stanziola- Ben venga, quindi, un’iniziativa come Voler Bene all’Italia, affinchè questi territori e queste comunità possano essere protagoniste della rinascita del Paese, è la connessione veloce come diritto di cittadinanza che colmi in tempi certi lo scarto del digital divide. Un’infrastruttura fondamentale che serve a questi territori per la ripartenza dell’economia, per la scuola, il lavoro, i servizi”.

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