Spese in consiglio regionale, adesso si allargano le indagini

Gli inquirenti contestano a sette ex membri dell'assemblea di Palazzo Cesaroni le rendicontazioni di 82mila euro

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Palazzo Cesaroni, sede del consiglio regionale

PERUGIA – Si allarga a macchia d’olio l’inchiesta della Procura della Repubblica di Perugia sulle cosiddette spese pazze avvenuta nel corso della consiliatura 2010-2015. A finire sotto la lente degli inquirenti – a darne la notizia è stata l’edizione umbra de La Nazione e de Il Messaggero – è stato l’intero gruppo degli ex consiglieri del Popolo della Libertà. Pranzi e cene, caffè e aperitivi, e rimborsi chilometrici: in tutto 82mila euro. Secondo quanto riportato dai due quotidiani, nel mirino degli investigatori sono finiti altri sette ex membri dell’assemblea di Palazzo Cesaroni. Avvisi di conclusione delle indagini sono giunti al neo deputato di Forza Italia, Raffaele Nevi, al consigliere comunale di Città di Castello di Fratelli d’Italia, Andrea Lignani Marchesani, ad Alfredo De Sio, Rocco Valentino, Massimo Mantovani e Maria Rosi (che fra poco tornerà sui banchi dell’Assemblea legislativa dell’Umbria in quota Fi, visto che nel 2015 era risultato prima dei non eletti).

Altri Nel ciclone sulle spese pazze, oltre ai sette sopra elencati, erano finiti anche gli ex consiglieri di centrodestra Fiammetta Modena e Franco Zaffini (entrambi freschi di elezione al Senato, la prima con Forza Italia, il secondo con FdI), l’ex PdCI Roberto Carpinelli, l’allora capogruppo del Pd, Renato Locchi, i socialisti Silvano Rometti (attuale capogruppo del Psi a Palazzo Cesaroni) e Massimo Buconi, e l’ex consigliera dell’Udc, Sandra Monacelli.