Sisma, delegazione Mibact visita le opere ‘ferite’ a Spoleto: “Deposito modello”

In fatto di investimenti, Marica Mercalli, soprintendente alle Belle arti dell'Umbria, nell'illustrare l'attività di recupero dalle macerie e messa in sicurezza delle 5.400 opere custodite a Santo Chiodo e degli edifici storici, ha evidenziato la carenza di personale in cui si trova a operare la Soprintendenza

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Il deposito di Santo Chiodo

SPOLETO – “Un deposito come il Santo Chiodo di Spoleto è un modello che dovrebbe essere ripetuto in tutte le regioni e i territori a rischio”: a dirlo è stata Carla Di Francesco, segretario generale del ministero dei Beni culturali, nel corso della conferenza stampa che si è svolta al termine della visita alle opere ferite dal terremoto da parte di una delegazione del Consiglio superiore dei beni culturali del Mibact, guidata dal presidente Giuliano Volpe.
E proprio il presidente ha rimarcato sia “l’importanza di avere una struttura come questa dove collocare fin dal primo momento le opere recuperate dalle catastrofi, per poi procedere al successivo restauro, sia di poter contare sempre più su un personale specializzato dal punto di vista tecnico e scientifico, capace di intervenire immediatamente nell’emergenza”.

Ipotesi Così Volpe ha rilanciato l’potesi di “istituire sul territorio nazionale una funzione specifica della Protezione civile, dedicata proprio al patrimonio storico-culturale”. Il
presidente ha posto l” accento anche sulla “necessità di avere dei piani di manutenzione ordinaria sull” intero patrimonio culturale italiano e quindi – ha detto – dobbiamo investire di più in termini di prevenzione”. Aggiungendo che “il patrimonio culturale non rappresenta solo il passato, ma è il futuro di questo territorio e dell” intero Paese”.

Attività In fatto di investimenti, Marica Mercalli, soprintendente alle Belle arti dell” Umbria, nell’illustrare l” attività di recupero dalle macerie e messa in sicurezza delle 5.400 opere
custodite a Santo Chiodo e degli edifici storici, ha evidenziato la carenza di personale in cui si trova a operare la Soprintendenza: “Siamo sotto organico del 50%, solo per fare un
esempio: dovrei avere a disposizione sei archeologi, ma al momento ne ho due”. Alla visita hanno preso parte anche la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, l’ assessore
regionale alla cultura, Fernanda Cecchini, il vescovo della diocesi SpoletoNorcia, monsignor Renato Boccardo.

Mostra La Regione con le opere recuperate ha allestito la mostra “Tesori dalla Valnerina” nella quale sono state esposte 23 opere restaurate nei mesi successivi al 24 agosto 2016, mentre un’altra decina sono in corso di restauro o sono appena state restaurate, anche grazie a interventi privati, come la statua lignea della Madonna di Savelli restaurata dal FAI. A Santo Chiodo al momento sono impegnati anche restauratori dell’Opificio delle Pietre Dure con il progetto finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze.

 Restauri “La visita qui a Spoleto e nei cantieri dei beni culturali  della Valnerina danneggiati dal sisma del 2016 da parte del Consiglio superiore dei Beni culturali del Ministero – ha detto la presidente Marini –  rappresenta un’occasione importante per un confronto operativo tra la Regione, il Ministero e la Soprintendenza, sia sull’esperienza del Deposito di Santo Chiodo per il recupero dei beni mobili e delle opere danneggiate, sia per valutare la fase di avvio dei restauri conservativi e dei cantieri che riguardano 300 chiese nelle 4 regioni colpite dal sisma. Mentre nel Piano approvato dalla Regione Umbria sono molti gli interventi sugli edifici storici che, accanto agli interventi sulle scuole e sulle opere pubbliche e infrastrutture,  rappresenta il terzo polo della ricostruzione”.

Boccardo Il vescovo di Spoleto-Norcia monsignor Boccardo, ha ricordato “che vicino a questo grande e importante lavoro sui beni culturali c’è anche la ricostruzione dei luoghi di vita dei cittadini”. “Nell’emergenza – ha detto il Direttore dell’Istituto Superiore per la Conservazione  ed il Restauro, architetto Gisella Capponi – siamo stati capaci di fare sistema per salvaguardare un patrimonio comune in modo condiviso e con una metodologia complessa”. La dottoressa Grossi dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, dopo aver portato i saluti del direttore, ha illustrato il lavoro che l’Opificio sta svolgendo nel Deposito.  Il programma  della visita con la presenza della presidente Marini,  è proseguito a Norcia  per la presentazione dei maggiori cantieri di ‘messa in sicurezza’ delle chiese e a San Salvatore in Campi dove, anche con la presenza dell’architetto Gisella Capponi, saranno mostrati i lavori di ‘messa in sicurezza’ e di selezione dei frammenti di affreschi della chiesa nella quale sarà a breve allestito un laboratorio di restauro di cui avrà la direzione scientifica lo stesso ISCR, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria.

 

 

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