Perugina, le Rsu: “Da Nestlé solo favole”. Sabato manifestazione nel capoluogo

"Vogliono farci credere che Cappuccetto Rosso ha mangiato il lupo" attaccano i sindacati. Sabato mattina in piazza Matteotti a Perugia ci saranno anche i lavoratori della Colussi e della ex Novelli

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Una manifestazione degli operai Perugina

PERUGIA – C’è tanta rabbia nella conferenza stampa che le Rappresentanze sindacali unitarie della Perugina hanno convocato per oggi pomeriggio a Palazzo Cesaroni. E non potrebbe essere altrimenti dopo il comunicato diramato ieri dalla Nestlé in cui si accusava i sindacati di “rinviare il confronto, protrarre le agitazioni e creare problemi di continuità produttiva”. La risposta dei sindacati è arrivata oggi, insieme all’annuncio di una manifestazione per sabato 7 ottobre in piazza Matteotti a Perugia.

La manifestazione “Invitiamo tutta la cittadinanza a partecipare, riportiamo il lavoro al centro”. Non si scenderà in piazza solo per la storica fabbrica del cioccolato, contro i 364 esuberi annunciati a maggio da Nestlé, ma per tutte le vertenze aperte sul territorio umbro, in particolare nel settore agroalimentare, a partire dalla ex Novelli (oggi Alimentitaliani), a rischio fallimento e dalla Colussi, dove sono a rischio 95 posti di lavoro. Quella di sabato, spiegano le Rsu, non è una data casuale ma segue i due scioperi negli stabilimenti del gruppo Nestlé: domani a Moretta e venerdì a Parma. “Nestlé è la più grande multinazionale del mondo – ha affermato Luca Turcheria, della Flai Cgil – vogliamo sapere quali sono i suoi impegni produttivi verso l’Italia”. Venerdì i dipendenti della Perugina saranno al fianco dei 110 lavoratori che a Parma incrociano le braccia contro la chiusura dello stabilimento: “Loro verranno sabato per darci manforte e solidarietà”, ha annunciato Fabiano Rosini, della Uila Uil.

Critiche verso Nestlé “I 45 ricollocamenti annunciati ieri da Nestlé non esistono. Si tratta di 45 persone che hanno usufruito delle uscite volontarie, mentre alcuni di loro sono semplicemente andati in pensione”. Così le Rsu smentiscono i numeri forniti dalla multinazionale nel comunicato di ieri. Secondo i sindacati, “l’azienda vorrebbe farci credere che è stata Cappuccetto Rosso a mangiare il lupo e non viceversa”. Ora i lavoratori attendono l’incontro del 13 ottobre in Confindustria con Nestlé e non fanno marcia indietro, ponendo come priorità il lavoro e pretendendo dall’azienda gli impegni presi dal punto di vista industriale. “Vogliamo partire dal piano che abbiamo sottoscritto il 7 aprile 2016 e che Nestlé ha totalmente disatteso – ripete Turcheria – lì ci sono le soluzioni a tutti i problemi: quattro pagine su cinque parlano dei prodotti che Nestlé aveva intenzione di fare a Perugia, con quali soldi e quali investimenti. Il piano prevedeva di riassorbire i 180 esuberi temporanei previsti dal contratto di solidarietà del 2014. In programma un investimento di 60 milioni di euro per l’ammodernamento della fabbrica e a supporto del marketing, per concentrarsi sui marchi principali e fare di Perugia la capitale del cioccolato, portando i baci nel mondo, non solo sul mercato italiano”.

Il parere di Confcommercio, Cna e Confartigianato Anche Confcommercio, Cna e Confartigianato Umbria seguono con estrema preoccupazione lo svolgere degli eventi e il dipanarsi delle trattative, nella convinzione che si debba presto arrivare ad una soluzione della crisi, ed esprimono piena solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori della Perugina.
“Dovranno essere messe in campo – sostengono le tre associazioni delle imprese del commercio e dell’artigianato – tutte le misure necessarie a salvaguardare i tanti posti di lavoro a rischio. L’Umbria, già prostrata da tante altre situazioni di criticità, non può pensare di perdere un pezzo così importante della sua storia economica, con un marchio che rappresenta molto non solo per il capoluogo di cui porta il nome. La perdita di tanti posti di lavoro avrebbe un impatto devastante non solo sulle tante famiglie direttamente coinvolte, ma sull’intera comunità e su tutta l’economia del territorio. Ora che iniziano a spirare venti di ripresa è necessario uno sforzo comune per fare in modo che la crescita torni a interessare tutti. La strada da fare per tornare ai livelli pre-crisi è tanta: partiamo dalla salvaguardia di quello che c’è, consapevoli però che dobbiamo cominciare a progettare quello che ancora manca a Perugia e all’Umbria”.