La pubblicità del ‘torzone’ fa discutere i social e non solo

Chieste le dimissioni dell'amministratore della Minimetrò SpA Paiano. Si pensa addirittura a ripercussioni nella giunta comunale

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PERUGIA – La bufera sulla campana pubblicitaria del minimetro a 10 anni dalla sua realizzazione penetra all’interno della giunta regionale. Il sindaco è titubante, alcuni assessori non la gradiscono affatto, l’ex presidente della giunta provinciale Aviano Rossi la critica su Facebook, e addirittura c’è chi vorrebbe usarla come un grimaldello per un rimpasto sulla giunta stessa, anche a seguito dei risultati elettorali del 4 marzo che hanno visto l’assessore Prisco conquistare un seggio in Parlamento. Solo il titolare alla delega della mobilità, Cristina Casaioli, sembra gradirla in modo inequivocabile, ma Fratelli d’Italia, partito che la sostiene, ne prende le distanze.

Sciocco Torzone, o sarebbe più opportuno scrivere Torsone con la S, è ciò che resta della pannocchia di mais dopo la scartocciatura o della mela dopo averla mangiata a morsi. Aldilà dell’etimologia, il termine è usato per apostrofare una persona come poco sveglia, sciocca, dura di comprendonio. Probabilmente, nelle intenzioni di Sandro Paiano, amministratore unico della Minimetrò Spa c’era l’intenzione di utilizzare una parola dialettale della città per rendere la campagna pubblicitaria più frizzante e simpatica. Oppure quello di attirare l’attenzione su di un mezzo di trasporto che viene utilizzato molto meno di quanto potrebbe e che a conti fatti pesa sui portafogli dei contribuenti.

 

 

Polverone Se l’obiettivo dunque era ‘bene o male, purché se ne parli’, onestamente la campagna ha fatto centro. Da giorni i social network sono invasi da commenti, critiche, meme satirici sull’argomento. Ben pochi di questi però hanno preso alla leggera lo slogan, restituendo come minimo al mittente l’offesa. “Ho espresso tutto il mio rammarico – dichiara in una nota stampa il consigliere del gruppo Gal Carmine Camicia –, tramite una lettera aperta al sindaco di Perugia Andrea Romizi, per il messaggio pubblicitario divulgato in questi giorni. Con quella parola in perugino ‘torzone’ si vuole additare in modo poco elegante, oltre che oltraggioso, coloro che non usano il minimetrò. Sicuramente è un messaggio offensivo e denigratorio verso tutti i perugini, che non può essere accettato, soprattutto se a promuoverlo è proprio l’amministratore unico della società per azioni di quel minimetrò che ci costa 10 milioni di euro all’anno”.

Ritorno economico Se al contrario l’obiettivo era quello di incrementare il numero di biglietti e abbonamenti venduti, allora il risultato sarà tutto da verificare nei prossimi mesi. Difficilmente però, conoscendo la permalosità dei perugini, unita alla generale sfiducia che ha da sempre accompagnato il mezzo pubblico automatico fin dalla sua realizzazione, osserveremo un boom di carrozze piene.

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