Perugia, le imprese ‘straniere’ crescono 6 volte di più della media

Mencaroni: "Nel 2017, senza tali aziende la crescita del sistema imprenditoriale sarebbe stata la metà"

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Imprese straniere

PERUGIA – Sono sempre di più le imprese straniere rispetto a quelle italiane, nella provincia di Perugia. Nel 2017, le aziende partecipate da persone nate all’estero sono cresciute ad un ritmo 6 volte superiore alla media, +3,4% contro +0,59%, rappresentando il 46% dell’aumento complessivo del totale registrato l’anno scorso. In pratica, nel 2017, è stata registrata una impresa straniera ogni 11. I dati sono stati diffusi dalla Camera di Commercio di Perugia sulla base dei risultati dell’indagine effettuata da Unioncamere-InfoCamere.

La Camera di Commercio Per il presidente dell’ente Giorgio Mencaroni, l’imprenditoria straniera “è ormai una realtà strutturale nell’ambito del tessuto economico provinciale e alla fine dello scorso anno ha raggiunto le 6.600 presenze, il 9% di tutte le imprese registrate sul territorio”. “Se non ci fosse stato l’apporto delle imprese guidate da
stranieri – ha aggiunto Mencaroni-, la crescita registrata nel 2017 dal sistema imprenditoriale perugino, peraltro già molto debole, si sarebbe ridotta della metà”. Delle 72.965 imprese registrate in provincia di Perugia al 31 dicembre 2017 – si legge in un comunicato della Camera di commercio di Perugia -, 66.365 sono italiane, 6.600 di cittadini stranieri.

Le imprese straniere Delle 6 mila e 600 imprese straniere di Perugia quasi l’ 80% è
costituito da ditte individuali, il restante 20% rappresenta le altre forme giuridiche. Gli stranieri diventati imprenditori in provincia di Perugia provengono da Marocco (il 19,7%), Albania (13,4%) e dalla Romania (13%). La Cina sale al quarto posto (6,6%), seguita da Svizzera, Nigeria, Francia, Tunisia, Germania, Algeria, Macedonia. L’imprenditoria straniera della provincia di Perugia è rappresentata complessivamente da 115 diverse nazionalità. Le imprese straniere operano soprattutto nei comparti di commercio (34,5%), costruzioni (29,6%) e del manifatturiero. “Consistente” la presenza anche in agricoltura e silvicoltura (6,9%) e delle attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (6,1%, compresi esercizi Bar).