‘Pasticceri. Io e mio fratello Roberto’ al Mengoni di Magione

L'irresistibile comicità dello spettacolo di e con Roberto Abbiati e Leonardo Capuano, questo giovedì 4 gennaio alle ore 21, per il primo appuntamento del 2018 con la Stagione di Prosa del TSU

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Roberto Abbiati e Leonardo Capuano, i divertenti protagonisti di 'Pasticceri. Io e mio fratello Roberto'

MAGIONE (PG)- Pasticceri. Io e mio fratello Roberto, lo spassoso testo scritto da Roberto Abbiati che lo vede in scena assieme a Leonardo Capuano arriva al Teatro Mengoni di Magione. Questo giovedì 4 gennaio alle ore 21, lo spettacolo che dal 2005 viene replicato con successo, portando in palcoscenico il profumo di crema per deliziare il palato degli spettatori con morbidi impasti e biscotti fragranti, sarà il primo appuntamento del 2018 con la Stagione di Prosa organizzata dalla locale amministrazione comunale assieme al Teatro Stabile dell’Umbria.

Pasticceri è la storia di due fratelli gemelli. Uno ha i baffi l’altro no, uno balbetta l’altro no, parla bello sciolto. Uno crede che la crema pasticcera sia delicata, meravigliosa e bionda come una donna, l’altro conosce la poesia, i poeti, i loro versi e li dice come chi non ha altro modo per parlare. Uno è convinto che le bignoline siano esseri viventi fragili e indifesi, l’altro crede che le bignoline vadano vendute, sennò non si può tirare avanti.

Il laboratorio di pasticceria è la loro casa. Un mondo che si è fermato alle quattro di mattina, il loro mondo: cioccolata fusa, pasta sfoglia leggera come piuma, pan di Spagna, meringhe come neve, frittura araba, torta russa, biscotto alle mandorle e bavarese: tutto si muove, vola, danza e la notte si infila dappertutto.

Roberto Abbiati e Leonardo Capuano, quest’ultimo, vero pasticcere-attore, a tessere le fila del racconto, anche se sarà la presenza di Abbiati a capovolgere una visione della vita e dell’amore che passa attraverso fasi sottili. Dalle risate a crepapelle all’ironia amara, fino alla tenerezza e alla poesia.

“In realtà al centro di  Pasticceri resta il teatro. Sfornare bontà non è l’obiettivo, ma l’azione portante che ci consente di raccontare una storia: quella di due fratelli gemelli parecchio strampalati che si scoprono innamorati della stessa donna -spiega Leonardo Capuano– Il riferimento più immediato è il Cyrano de Bergerac di Rostand: un protagonista parla in versi, l’altro manifesta l’amore confezionando dolci. Quando si scoprono innamorati della stessa donna, l’uno dà una mano all’altro, arrivando ad allestire una tavola alla quale l’intera platea può attingere, meno l’amata. Lei, cui il banchetto è destinato, non si paleserà mai”.

Il candore dei personaggi si riflette in un testo che non presenta una complessità stilistica e linguistica, volutamente rifiutata per dare corpo a due personaggi puri.
Sono i movimenti che rendono il tutto fluido. Il pubblico appare ipnotizzato dalla preparazione dei dolci, e dai profumi reali che inondano la platea dall’inizio dello spettacolo. Pubblico, che viene invitato ad una sempre gradita degustazione finale.

 

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