E’ morto a Terni l’attore Gastone Moschin

Aveva 88 anni ed era stato uno degli interpreti della commedia all’italiana. Indimenticabile, la sua partecipazione ad 'Amici Miei' di Mario Monicelli, nella parte dell'architetto Melandri

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Gastone Moschin, l'architetto Melandri di 'Amici Miei'

TERNI- Si è spento nel pomeriggio di ieri all‘Ospedale Santa Maria di Terni dove era ricoverato da qualche giorno, l’attore Gastone Moschin. Era nato l’8 giugno 1929 a San Giovanni Lupatoto (Verona), aveva iniziato la sua carriera al Teatro Stabile di Genova negli anni cinquanta. Aveva raggiunto il successo come interprete della commedia all’italiana, diretto da registi come Marco Ferreri, Damiano Damiani, Nanni Loy, Luigi Zampa e Pietro Germi che gli cucì un ruolo perfetto nel corale Signore & signori (del 1965), una satira feroce sull’ipocrisia della provincia italiana nella stagione del boom economico. Attore poliedrico e trasformista, con quella faccia da uomo medio che spesso si trasformava in un punto interrogativo, Gastone Moschin alternò i generi, passando dagli spaghetti western (Gli specialisti, nel 1969) al dramma in cui Bernardo Bertolucci rilesse il romanzo di Alberto Moravia (Il conformista, del 1970). Ma è la commedia all’italiana a dargli la grandissima popolarità. Dopo Fernandel, nel 1972 interpretò il ruolo di Don Camillo, imponendosi, poi,  al grande pubblico con Amici miei, il film diretto da Mario Monicelli nel quale interpretò il ruolo dell’architetto Rambaldo Melandri, un personaggio nazionalpopolare, riconosciuto, citato e imitato ancora oggi a distanza di oltre quarant’anni. Gli italiani corsero in massa nelle sale: oltre 10 milioni di spettatori con due sequel, nel 1982 (sempre di Monicelli) e poi nel 1985 (quando la regia passò a Nanni Loy).

“E chi poteva immaginare che il film sarebbe diventato una specie di mito? -ricordava ancora Gastone Moschin– Credo sia stato possibile per la freschezza della sceneggiatura, la felicità della scrittura che prendeva spunto da episodi accaduti davvero o che si raccontavano nei bar. Erano anni diversi, era un’Italia nella quale si poteva ancora ridere”.

Nel suo curriculum, indimenticabile, brilla poi la partecipazione Il padrino – Parte II di Francis Ford Coppola, in un ruolo rimasto nella storia. Eccellente fu anche la sua prova in Milano calibro 9 di Fernando Di Leo, da molti ritenuto il miglior film del genere poliziottesco. L’ultimo suo lavoro per il grande schermo fu Porzus, di Renzo Martinelli, nel 1997. Tanto cinema, ma anche tanta televisione nel suo cammino: negli anni sessanta recitò in due indimenticabili sceneggiati, Il mulino del Po e I miserabili, mentre in anni più recenti ha preso parte alla serie Don Matteo, girata in Umbria a Gubbio e Spoleto.

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