Una grande perdita per la cultura italiana. E’ morto Tullio Seppilli

Il noto antropologo, deceduto mercoledì a 89 anni, aveva cominciato a insegnare a Perugia nel 1955, dove aveva fondato e diretto fino al 1999 l’Istituto di Etnologia e Antropologia culturale

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L'antropologo Tullio Seppilli assieme alla scrittrice argentina Taty Almeida, nel corso di un incontro tenutosi nel 2012

PERUGIA- Tullio Seppilli, tra i più importanti antropologi del secondo novecento, è morto mercoledì sera all’età di 89 anni. Nato a Padova nel 1928, si era trasferito a Perugia nel 1955, dove aveva insegnato per lungo tempo presso l’Ateneo del capoluogo umbro antropologia culturale, creando e poi dirigendo fino al 1999 l’Istituto di Etnologia e antropologia culturale. Era figlio di Alessandro, fondatore del Centro sperimentale per l’educazione sanitaria e della Scuola di specializzazione di igiene, e sindaco di Perugia dal 1953 al 1964, e di Anita Schwarzkopf, anche lei nota antropologa.

Nel corso degli anni, tra i tanti campi di studio ai quali si era dedicato, Tullio Seppilli aveva indagato tra il 1961 e il 1978 sul disagio mentale, ponendo le basi per la cosiddetta psichiatria radicale, che portarono, nel 1978, alla legge Basaglia e quindi alla chiusura dei manicomi. Un’esperienza che ha visto Perugia, tra i più avanzati esperimenti nazionali.

Questo, dopo aver iniziato il proprio percorso di studi nel 1947 iscrivendosi al corso di laurea in scienze naturali, prima a Modena e poi a Roma dove si laureò nel 1952 e dove seguì la Scuola di specializzazione in scienze etnologiche, ed incontrò il suo maestro, Ernesto de Martino, di cui divenne assistente. Poi, alla metà degli anni Cinquanta, con il suo lavoro a Perugia, attraverso studi e iniziative, Tullio Seppilli trasformò l’Ateneo in un centro di propulsione dello sviluppo degli studi antropologici italiani, in particolare sull’antropologia medica. A lui, proprio in questo campo, si devono anche gli studi sulla medicina popolare e i guaritori nell’Italia centrale; l’analisi e il riordino della grande collezione di oltre duemila amuleti raccolti dall’antropologo umbro Giuseppe Bellucci fra il 1870 e il 1920 (oggi, in parte conservati  presso il Museo Archeologico Nazionale di Perugia); la ricerca antropologica finalizzata ai programmi di educazione alla salute; i rapporti tra medico e paziente e tanto altro ancora, lungo decenni di studi che hanno lasciato un segno importante sull’intero patrimonio culturale del paese. Una ricerca, tra riflessione teorica, ricerca sul campo e anche formazione di operatori sociali, con oltre quattrocentocinquanta pubblicazioni scritte. Un lavoro che non passò inosservato tanto che su proposta di Eugenio Garin e Cesare Luporini per un decennio, dal 1966 al 1975, insegnò anche a Firenze.

Dal 2010, Tullio Seppilli era iscritto nell’Albo d’Oro della Città di Perugia.

 

 

 

 

 

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