Economia umbra, segnali di ripresa: ok le esportazioni, ma sono in calo occupazione e consumi

Presentato a Terni l'ultimo rapporto Ires Cgil: la crescita del Pil, che dovrebbe essere confermata anche per il 2018 e per il 2019, è "un primo segnale di inversione di tendenza, ma da prendere con le molle"

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L'operaio di una azienda metalmeccanica

TERNI – Si intravedono primi segnali di ripresa, ma ancora deboli, nell’economia umbra che, stando alle elaborazioni contenuto nell’ultimo rapporto Ires Cgil Umbria, è cresciuta nel 2017 solo dell’1,1%, meno della media nazionale e del centro Italia, grazie soprattutto alle condizioni favorevoli nel settore delle esportazioni: è questo uno dei dati che emergono dallo studio, curato dai ricercatori Marco Batazzi e Lorenzo Testa, presentato oggi a Terni da Mario Bravi, presidente dell’Ires Umbria, Attilio Romanelli, segretario generale della Cgil di Terni, Filippo Ciavaglia, segretario generale della Cgil di Perugia e Andrea Farinelli, della segreteria regionale Cgil Umbria. La crescita del Pil, che dovrebbe essere confermata anche per il 2018 e per il 2019, secondo la Cgil è “un primo segnale di inversione di tendenza, ma da prendere con le molle” anche perché “il gap con il 2007, prima dell’inizio della grande discesa, è ancora enorme: 13,4 punti percentuali di Pil, ovvero 3,6 miliardi di euro di ricchezza in meno”.

Calano occupazione e consumi In base al rapporto, ancora meno esaltanti sono i dati relativi ad occupazione e consumi. Nel 2017 il numero di occupati in Umbria si è attestato a quota 354.803, con un incremento di 576 unità rispetto al 2016 (+0,2%), ma a crescere è stato solo il lavoro a termine (+20,4%), mentre è calato fortemente (specie in provincia di Terni) il lavoro autonomo ed è arretrato anche quello dipendente a tempo indeterminato. I disoccupati sono tornati a crescere, raggiungendo quota 41.762. In merito ai consumi, l’Umbria ha registrato l’ottavo trimestre consecutivo di contrazione. “È evidente che i segnali molto flebili di ripresa che si registrano vanno colti positivamente, ma non sono sufficienti da soli ad immaginare una risalita per l’Umbria – sostiene la Cgil – per questo da tempo chiediamo un nuovo progetto per la nostra regione, che concentri tutti gli sforzi e le risorse sull’obiettivo di creazione di nuovo lavoro di qualità, stabile e ben retribuito. Solo così infatti – conclude il sindacato – si può pensare di riattivare la domanda interna e di conseguenza i consumi”.