Armi a scuola, quando il rimedio fa più male della malattia

La proposta di Trump per porre un argine alle stragi nelle scuole USA fa discutere. Ma è davvero la violenza la soluzione?

0
482
Il Presidente USA Trump riceve una delegazione di genitori e studenti dopo le stragi nelle scuole

*Federico Casini

“Una soluzione potrebbe essere quella di armare professori e allenatori, come deterrente. Potrebbero avere un’arma nascosta ed essere addestrati per usarla. Magari non tutti, il 20-30% di loro. Dovrebbero essere addestrati, e sarebbero lì per proteggere e non ci sarebbe più una zona priva di armi.”

Ricevendo una delegazione di sopravvissuti e genitori di vittime di stragi nella scuole americane, otto giorni dopo la strage di San Valentino nel liceo di Parkland, in Florida, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump se ne esce con l’ennesima proposta shock del suo primo mandato. E le immediate reazioni di tono contrario dei genitori delle vittime, che chiedono piuttosto prevenzione ed educazione, non smorzano l’effetto di una frase, di una idea, rimbalzata immediatamente su tutti i media del mondo, perché chi la pronuncia è il leader del più potente paese del mondo, una persona le cui dichiarazioni creano cultura, influenzano il discorso pubblico nel mondo intero.

Nei giorni scorsi abbiamo assistito a varie manifestazioni contro l’uso delle armi negli Stati Uniti da parte giovani studenti. Purtroppo però, il loro sogno di un’America in cui non sia più possibile acquistare armi al supermercato e quasi senza controllo è a conti fatti un’utopia. Lo suggerisce il fatto che l’industria di produzione armi è centrale nell’economia del Paese, tanto che gli Stati Uniti ne sono il principale esportatore con il 33% del mercato globale. O ancora, il forte sostegno alla campagna elettorale di Trump fornito dalla NRA (National Rifle Association, organizzazione a sostegno dei detentori di armi da fuoco). Infine, soprattutto, il fatto che il possesso di armi da fuoco è un elemento che appartiene alla storia e alla cultura del popolo americano, sancito dal Secondo Emendamento della Costituzioni, ai tempi in cui i pionieri si spingevano verso Ovest, strappando territori agli indiani.

Ma far addirittura entrare legittimamente le armi all’interno delle scuole, autorizzando professori e allenatori a detenerle e usarle in caso di necessità è un’idea inaccettabile.  Può la scuola diventare un potenziale campo di battaglia? Come reagirebbero degli studenti se assistessero all’esecuzione da parte di un professore? Come potrebbero continuare ad assistere alle lezioni come niente fosse? Come potrebbe continuare questi a svolgere il suo ruolo di educatore con un omicidio sulla coscienza, seppure di un maniaco?

Credo che le uniche armi a disposizione di una persona che dedica la sua vita alla formazione dei giovani possano essere ascolto, cultura e educazione. Credo che, come ha affermato Papa Francesco nel messaggio per la 50ma Giornata Mondiale per la Pace, “la violenza non è la cura per il nostro mondo frantumato”, ma che per porre fine ad episodi come questo servano una educazione e una sensibilizzazione che comincino proprio dalle scuole e passino soprattutto nel discorso politico. E una dichiarazione di segno così marcatamente opposto da parte di uno dei personaggi più influenti a livello globale è decisamente ciò di cui non abbiamo bisogno.

* Diacono della diocesi di Perugia – Città delle Pieve

The following two tabs change content below.