PERUGIA – Si sono ritrovati mercoledì mattina davanti alla Corte di Appello di Perugia, in piazza Matteotti, per tenere alta l’attenzione sul processo di appello per il femminicidio dell’avvocata Raffaella Presta. Il Centro regionale per le pari opportunità, Libera…mente Donna, e la Rete delle donne Anti Violenza onlus – costituitisi parte civile nel processo che vede imputato il marito Francesco Rosi, giudicato con rito abbreviato, già condannato in primo grado a 30 anni di reclusione – hanno voluto manifestare la loro solidarietà e vicinanza alla famiglia di Raffaella Presta. Queste le parole di Paola Palazzoli della Rete delle donne antiviolenza di Perugia rilasciate ai microfoni di Umbria Radio.

Il caso Il 25 novembre del 2015, dopo anni di violenze subite dal marito, Raffaella – avvocatessa di 40 anni – viene uccisa in casa a colpi di fucile dal marito davanti al figlio di 6 anni. Il pubblico ministero Valentina Manuali aveva sollecitato la condanna all’ergastolo per l’agente immobiliare al quale però è stata esclusa l’aggravante della premeditazione dei futili motivi e della crudeltà. Raffaella subiva da tempo le violenze fisiche del marito che, dopo l’annuncio della fine della loro relazione, ha compiuto “l’atto finale”.

Udienza d’appello Mercoledì mattina, durante l’udienza a porte chiuse in Corte d’Appello, il procuratore generale Claudio Cicchella ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado per il reo confesso Francesco Rosi. 

Conferma Confermati 30 anni di reclusione per Francesco Rosi, l’ ex agente immobiliare che il 25 novembre 2015 uccise a colpi di fucile la moglie Raffaella Presta, avvocato di 40 anni, nella loro villetta di Perugia. Questa la sentenza dei giudici della Corte d’ Assise d’ Appello di Perugia, dopo una camera di consiglio durata due ore. All’ imputato sono state riconosciute le attenuanti generiche, ma sono state ritenute meno rilevanti rispetto alle aggravanti. Il pm Fausto Cicchella, nella requisitoria, aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado a trent’ anni, mentre la difesa, rappresentata dagli avvocati Francesco Cappelletti e Fabrizio Massetti, aveva chiesto il riconoscimento delle attuanti generiche e della provocazione. Francesco Rosi, reo confesso, uccise la moglie nella villetta dove vivevano al Bellocchio, accecato dalla gelosia e dalla morbosita’ . All’ ex agente immobiliare il giudice aveva riconosciuto l’ aggravante dei maltrattamenti in famiglia e dell’ aver agito alla presenza del figlio minore, escludendo quelli della premeditazione, dei futili motivi e della crudelta’ . Fuori dal tribunale di Piazza Matteotti le associazioni ‘ LiberaMente Donna’ , ‘ Rete delle donne AntiViolenza onlus’ e il Centro Pari Opportunita’ della Regione Umbria, hanno organizzato un presidio silenzioso per tenere alta l’ attenzione sulla “lotta alla violenza di genere e la costruzione di una nuova civilta’ delle relazioni tra donne e uomini”.