PERUGIA – E’ stato inaugurato martedì 6 febbraio il nuovo anno giudiziale del Tribunale ecclesiastico interdiocesano umbro. Nel corso della cerimonia di inaugurazione, nella sala del Dottorato delle Logge di San Lorenzo a Perugia, Padre Cristoforo Pawlik, vicario giudiziale del Teiu, ha presentare dettagliatamente l’attività del Tribunale nel 2017.  La cerimonia si è aperta con il saluto del cardinale Gualtiero Bassetti che ha sottolineato l’importanza dell’accompagnamento delle coppie al sacramento del matrimonio. A differenza degli altri sacramenti, infatti, dove il Ministro celebrante è il vescovo o il sacerdote, nel matrimonio i celebranti sono gli stessi sposi nel momento in cui manifestano e si scambiano il consenso. Il sacerdote accoglie il consenso e celebra la Messa Nuziale, ma non è lui a ‘sposare’. Nel rito del matrimonio il sacerdote non pronuncia frasi che ‘sposano’, ma ‘assiste’ e ratifica le dichiarazioni dei coniugi.

I numeri Nel 2016 le cause di nullità pendenti erano 93 e quelle introdotte nel 2017 sono state 106 per un totale di 199 cause di nullità trattate. Le cause espletate sono state 104 mentre, a dicembre 2017, sono 95 le cause pendenti. Complessivamente il Teiu ha avuto 112 decisioni affermative (di nullità matrimoniale) e 19 negative, con il totale di 131 decisioni, che vanno ben oltre le statistiche riferite al numero delle cause introdotte e decise.

Per capire a fondo il sistema dei Tribunali ecclesiastici e in cosa consistono le cause di nullità, vi proponiamo l’intervista a Maria Elena Ruggiano, avvocato specializzata per patrocinare davanti ai Tribunali ecclesiastici e membro dell’Unione dei Giuristi Cattolici Italiani, intervenuta nella trasmissione radiofonica ‘1200 secondi con…speciale associazioni’ su Umbria Radio Inblu.

Cos’è il Tribunale ecclesiastico?

Si tratta di un organo della chiesa attraverso il quale si esercita il potere giurisdizionale. E’ competente in varie materia ma i due terzi della sua attività consiste nel valutare la validità o meno dei matrimoni religiosi. I Tribunali ecclesiastici furono istituiti da Pio XI nel 1938 e sono presenti in tutta Italia, in ogni capoluogo di regione, ed è competente in prima istanza. Si tratta del tribunale dove viene promossa la causa per verificare o meno la validità del vincolo matrimoniale in prima istanza. Accanto alla prima istanza c’è poi il Tribunale di appello. La prima istanza per l’Umbria è il Tribunale di Perugia, l’appello è a Firenze, il Tribunale toscano, e l’appello viene fatto tutte le volte in cui la parte non è d’accordo con la sentenza. In questo caso, infatti, la parte ha diritto a chiedere un riesame ulteriore della sentenza e della vicenda matrimoniale. Sopra tutti questi tribunali, c’è la Rota Romana, tribunale di ultima istanza, tipo la Cassazione in sede civile. In tutto il mondo, esiste solo a Roma – ha soltanto una piccola appendice in Spagna – e riesamina come ultima possibilità le sentenze che non trovano l’accordo delle parti. La Rota è stata istituita nel XII secolo da Papa Lucio III. Ne la Rota Romana ne i Tribunali ecclesiastici sono una invenzione moderna, non è che la Chiesa di oggi che pensa di poter fare un divorzio, come molti erroneamente credono.

Il tribunale ecclesiastico in cosa differisce da un tribunale civile?

Per la materia matrimoniale il tribunale civile dichiara la cessazione degli effetti civili del matrimonio, significa che quello è un matrimonio valido che però cessa di esistere dal punto di vista degli effetti civili. Il tribunale ecclesiastico ragiona soltanto sulla parte religiosa del vincolo e dichiarare la nullità – se c’è chiaramente – significa che quel matrimonio non è mai sorto. Non è un matrimonio valido che ha prodotto effetti, non c’è mai stato. In Italia il matrimonio che viene celebrato in chiesa si chiama ‘Matrimonio Concordatario’, significa che in virtù dell’accordo che fu fatto nel 1929 (poi successivamente modificato), tra la Chiesa e lo Stato italiano, i matrimoni che vengono celebrati in Chiesa sono anche civili, cioè nello stesso momento si forma il matrimonio sacramento e il matrimonio contratto, quindi matrimonio religioso e matrimonio civile. I tribunali ecclesiastici si occuperanno soltanto della parte religiosa.

Se un tribunale ecclesiastico emanasse una sentenza di nullità di un matrimonio, questa avrebbe effetti anche civili?

No assolutamente, la nullità accertata dai tribunali religiosi riguarda solo la parte religiosa del matrimonio.

Quindi per avere effetti civili ci vuole la sentenza del tribunale civile?

Esatto. Esiste un procedimento di delibazione, tecnicamente la nullità che si ha in mano alla fine di un procedimento davanti ad un tribunale ecclesiastico, è una sentenza di uno stato straniero perché la Chiesa è uno stato straniero rispetto allo stato italiano. La parte che ha ricevuto una sentenza di nullità del proprio matrimonio potrà chiedere che l’ordinamento italiano riconosca la sentenza dello stato straniero nel proprio ambito, potendo ottenere così una nullità civile, ma è una cosa tecnica e successiva alla causa di nullità.

Qual è il contesto storico nel quale nascono i tribunali ecclesiastici? Come mai la Chiesa ha avuto la necessità di dotarsi di queste strutture?

La Chiesa, nella sua profonda misericordia, ha sempre voluto che il matrimonio fosse unico, perpetuo e indissolubile e che i coniugi possano porre in essere ‘l’uno caro’ biblico. E’ scritto nella Bibbia che due persone che si uniscono vanno a formare una sola carne, e soprattutto devono cercare di porre in essere una chiesa domestica. Tutte le volte in cui questo non avviene, il matrimonio è affetto da nullità. Questa situazione si verifica più spesso di quanto la gente pensi perché le mancanze da parte di tutti noi sono tante, soprattutto dal punto di vista religioso, umano e relazionale. Sono tanti i motivi per cui molte persone non riescono a fare quella donazione di sé all’altro che invece è alla base del matrimonio, così come la Chiesa lo vuole. Queste strutture, quindi, sono nate per venire in contro alle persone che sono in difficoltà matrimoniale, che si separano, che poi divorziano, che non si vede il motivo per cui debbano essere fuori dalla grazia di Dio. Sono strutture che aiutano queste persone perché lo stesso Santo Giovanni Paolo II sosteneva che il matrimonio è unico, indissolubile, e nessuno lo può toccare, ma se non è mi sorto è bene che le persone non rimangano nel peccato di un matrimonio, di un legame, che non esiste.

Quindi chi può rivolgersi al tribunale ecclesiastico e in che modo?

Al tribunale ecclesiastico possono rivolgersi tutti coloro che vivono una situazione matrimoniale difficile, fallimentare, che sono già separati o anche divorziati. Per iniziare una causa ci si rivolge o ad un avvocato privato, o ad un patrono stabile – un avvocato d’ufficio – che è all’interno del tribunale. Come nei procedimenti civili, ci sono gli avvocati privati e gli avvocati di ufficio che vengono concessi a chi ha determinate caratteristiche. Si parla con l’avvocato, si espone la propria situazione e poi si inoltra questa richiesta di nullità.

Ma perché chiedere la nullità del matrimonio?

Se vogliamo avere Gesù Cristo per padre, bisogna avere la Chiesa per madre. Nell’ipotesi in cui il matrimonio sia nullo anche se separati o divorziati, senza la sentenza del tribunale ecclesiastico, quel matrimonio è ancora in piedi e quindi bisogna cercare di tornare in grazia di Dio. Avere la Chiesa per madre significa anche sottoporsi al suo giudizio e non peccare di presunzione perché molti sono convinti di essere stati bravi, di aver fatto tutto quello che dovevano fare e che la nullità sia inventata. Tante persone non capiscono e non si rendono conto di quante sono state le mancanze in quel matrimonio, in quel vincolo.

Le sentenze di nullità di matrimonio sono in aumento..non c’è il rischio che si arrivi ad un ‘divorzio cattolico’?

Se guardiamo ai numeri dei tribunali ecclesiastici, le cause di nullità non sono così tante quanto i divorzi, i divorzi superano di tante migliaia di unità le richieste di nullità. Le nullità aumentano in percentuale minima, ma aumentano – è vero – perché sono tanti coloro che si sposano in chiesa senza una consapevolezza minima di quello che stanno facendo. Molti pensano che sposarsi sia una passeggiata, un gioco, uno scherzo, qualche volta anche una recita. Non capiscono che stanno contraendo un sacramento che rende quel vincolo unico, perpetuo e indissolubile, aperto alla prole, e dove ci si deve impegnare a osservare la fedeltà, ad accudirsi, a proteggersi, ad unirsi e donarsi vicendevolmente. Sono tanti coloro che contraggono matrimonio in chiesa pensando ‘finché va bene, va bene, dopodiché ognuno riprende la propria strada’. Non ci si può accostare al sacramento con questa mentalità. Tanti altri pensano che i figli non sono importanti (‘li faremo’, oppure ‘non li faremo per niente’) e anche questo non va bene. Il matrimonio cattolico è aperto alla vita, ovviamente secondo le proprie possibilità: a nessuno viene chiesto di fare un numero imprecisato di figli, però neanche non essere aperti alla vita. Non ci si può accostare al sacramento del matrimonio gravati da problematiche psichiche, di qualsiasi genere. Sono tanti anche coloro che per si fidanzano e poi sposano per paura di rimanere soli. Non è questo un motivo valido per contrarre il sacramento. Pensiamo ai fobici, molti hanno problemi che gli impediscono, purtroppo, di donarsi completamente. Si tratta di tanti esempio di cose importanti per il matrimonio sacramento quindi possiamo dire che sono le difficoltà delle persone che sono in aumento, non le sentenze di nullità. L’aumento delle nullità matrimoniali è una conseguenza dell’aumento delle difficoltà o della superficialità con cui spesso ci si accosta al sacramento. Il matrimonio ‘è per sempre’, anche quando le cose vanno male, invece, – spesso – fino a che va tutto bene si rimane insieme, quando poi le cose vanno male, il matrimonio non funziona più. Si tratta di una mentalità sbagliata.

Giuridicamente, che differenza c’è tra nullità e annullamento e quali sono le cause che determinano la nullità di un matrimonio?

Nullo significa che quel contratto – quel sacramento – non è mai sorto, è nullo dal principio, non c’è mai stato. Annullato, invece, significa togliere gli effetti a qualcosa di valido, a qualcosa che in passato è esistita. E’ bene ricordare che se un matrimonio è valido lo sarà per sempre e nessuno, né la Chiesa né nessun altro, potrà sciogliere un matrimonio valido. I matrimoni che vengono dichiarati nulli lo erano fin dall’inizio, non sono mai sorti, non sono mai stati validi. I motivi di nullità possono essere tanti, innanzi tutto il consenso, che è quello che fa il matrimonio. Il consenso deve essere libero, consapevole. Lo sposo e la sposa devono essere in grado di capire quello che stanno facendo, devono di capirlo con maturità, in profondità, devono essere consapevoli che se ci si unisce all’altro o all’altra si deve stare insieme per sempre. Questo presuppone un grande lavoro, giorno per giorno, per costruire una chiesa domestica, per mettere insieme un’unione – un coniugio – che possa essere stabile e andare avanti ‘finché morte non ci separi’.

Come si svolge un’udienza? Come un tribunale ecclesiastico può accertare che quel matrimonio, quel contratto, sia sorto o meno?

Dopo che la parte ha contattato il legale, è l’avvocato che presenta il ricorso – chiamato ‘libello introduttivo’ – dove spiega, per sommi capi, la vicenda matrimoniale e premette il motivo di nullità che secondo lui non ha fatto formare il vincolo. Poi è il giudice che fisserà l’udienza e verranno sentite le parti, i testimoni, verranno fatte delle perizie e prodotti dei documenti e tutto quello che può aiutare a far luce sulla verità per cui si chiede la nullità. Parliamo di un accertamento profondo, serio e che prevede la partecipazione di documenti, testimoni, gli stessi sposi, periti e medici che possono accertare che ci siano state difficoltà di carattere medico. In ogni udienza c’è anche la presenza del patrono stabile – tipo un pubblico ministero – che è un soggetto che si pone in contrasto con l’avvocato e con la parte che chiede la nullità e trova tutte le motivazioni e i cavilli per dichiarare valido il matrimonio. E’ il cosiddetto ‘difensore del vincolo’ che, analizzando gli atti di causa, partecipa alle udienze per capire se ci sono motivi di validità. E’ un accertamento lungo, ci vuole circa un anno per ottenerlo e prevede la partecipazione, oltre del giudice, degli avvocati ma anche di tecnici. Sono tanti coloro che pensano che le sentenze di nullità siano inventate, in realtà mettere d’accordo tante persone su una versione dei fatti è difficile.