PERUGIA Un tavolo tecnico mercoledì mattina al Ministero del lavoro e poi un incontro fiume quasi 6 ore) nella sede perugina di Confindustria non sono bastati: la vertenza Perugina non si sblocca, sindacati e azienda restano lontani.

Tempi Si allungano i tempi quindi, e ora per trovare una soluzione bisognerà quantomeno attendere l’arrivo del nuovo governo. Le parti sociali non hanno accettato le condizioni poste dalla Nestlé, frutto della riunione precedente al Ministero del lavoro: “Noi abbiamo chiesto un accordo complessivo, invece l’azienda ha scelto la strada delle forzature e delle scelte unilaterali sulla pelle dei lavoratori” fanno sapere Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil, che dal canto loro chiedevano una proroga della cigs, isopensione, ricollocazioni esterne, internalizzazioni, contratti a 6 mesi e soprattutto una gestione condivisa dei percorsi e delle scelte, specie per quanto riguarda il piano di ricollocazioni esterne.

Vertici nazionali Toccherà ora ai sindacati confrontarsi nuovamente con i lavoratori e i vertici nazionali. Intanto Gianluigi Toia, direttore delle Relazioni industriali della multinazionale svizzera, ha fornito gli ultimi aggiornamenti sui 364 esuberi: ad oggi, circa 85 hanno accettato l’esodo incentivato, mentre sono quasi esauriti i posti per il part time (130 su 150). Per quanto riguarda i ricollocamenti esterni, alcune aziende si sono tirate indietro facendoli diventare da 93 a 81. Posti che ora verranno offerti ai lavoratori con lo spettro (in caso di rifiuto) di perdere ogni sostegno degli ammortizzatori sociali, fattore decisivo nella rottura della trattativa.

In mattinata il tavolo al ministero del Lavoro Mercoledì mattina a Roma al Ministero del lavoro era stato definito il prolungamento della cassa integrazione per i lavoratori dello stabilimento della Perugina a San Sisto, ma a condizioni ben precise. Nestlè ha informato Ministero e Regione sullo stato di avanzamento del piano di ricollocazione degli esuberi, per la cui attuazione il Ministero ha ribadito che ci sono ancora oltre quattro mesi di tempo. L’azienda potrà avanzare la richiesta di cassa integrazione straordinaria non prima del 15 maggio – vale a dire nei due mesi precedenti la scadenza della cassa integrazione straordinaria attualmente goduta – qualora il piano di recupero occupazionale (che prevede la riduzione di orario per alcuni contratti e la ricollocazione in altre aziende del territorio) non abbia prodotto gli obiettivi indicati dall’azienda.

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