Vertenza Ex Novelli, il Mise convoca sindacati e proprietà

Il 23 ottobre a Roma per discutere del piano di rilancio dell'azienda. In corso una procedura prefallimentare e la domanda di concordato preventivo

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Novelli, allarme dei sindacati:
Una protesta dei lavoratori della Novelli

TERNI – Oltre alla vicenda della Colussi, c’è un’altra vertenza a preoccupare i lavoratori dell’Umbria, quella dell’ex Novelli. A dieci mesi dall’ingresso della nuova proprietà, è in corso la procedura prefallimentare dell’Alimenti Italiani con la domanda di concordato già respinta dal tribunale di Castrovillari – sede legale della società – un paio di settimane fa dichiarando ‘non sussistenti i presupposti e le condizioni per la richiesta’. I giudici calabresi hanno concesso alla famiglia Greco, proprietaria dell’Alimenti Italiani, una proroga di 15 giorni rispetto alla procedura in modo da consentire all’azienda di produrre ulteriori documenti. La prossima udienza è stata quindi fissata al 15 novembre.

Nuovo incontro al Mise Mercoledì l’incontro tra i sindacati e il prefetto di Terni per illustrare le problematiche e i disagi che i dipendenti dell’azienda stanno vivendo a seguito delle procedure concorsuali in essere. I rappresentanti dei lavoratori hanno sollecitato l’attivazione del tavolo ministeriale al fine di garantire un futuro dignitoso per i dipendenti dell’azienda agroalimentare. Tavolo che è stato convocato dal Ministro dello sviluppo economico per il prossimo 23 ottobre, al quale prenderanno parte i sindacati nazionali e territoriali di categoria, l’amministratore di Alimenti Italiani e i presidenti delle regioni coinvolte, Umbria, Lombardia e Lazio. Una storia che si snoda tra le aule dei tribunali mentre l’azienda – denunciano i sindacati – verte in una situazione di agonia con la costante perdita di clienti e di quote di mercato senza alcuna traccia di quel piano di rilancio sbandierato dalla nuova proprietà. “Ci domandiamo – scrivono i sindacati –  quale era il progetto della famiglia Greco e soprattutto che colpe hanno i dipendenti se non quella di aver capito già a gennaio che era proprio così che sarebbe andata a finire”.